Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

venerdì 21 marzo 2014

Padovanino [Italian Baroque Era Painter, 1588-1648]


Alessandro Varotari, noto anche come il Padovanino - Ratto di Proserpina
Gallerie dell'Accademia, Venezia

Il ratto di Proserpina
La dea Demetra era particolarmente amata dagli uomini. Proteggeva il lavoro dei campi, faceva maturare i frutti e biondeggiare il grano, ricopriva la terra di fiori e di erbe.
Ella aveva una figlia, Proserpina, una fanciulla bionda e soave, sempre sorridente, con due grandi occhi fiduciosi e profondi.
Plutone, dio delle tenebre - preso dalla bellezza di Proserpina - si innammorò di lei. 
Chiesto e ottenuto da Giove di poterla sposare, la rapì.
In un mattino sereno in cui il sole illuminava ogni cosa un terribile boato lacerò l'aria, la terra si spaccò e dal baratro balzò fuori, su un cocchio d'oro trainato da quattro cavalli nerissimi, Plutone bello e vigoroso ma dallo sguardo triste. Con le sue braccia possenti afferrò Proserpina e la trascinò con sé incitando i cavalli a correre velocemente.
La fanciulla atterrita levò in alto terribili grida, ma nessuno udì la sua voce. Implorò il padre Giove ma questi, avendo permesso il ratto, non poté aiutarla. Proserpina, prima di entrare nel grembo della terra, rivolse alla madre un'ultima e disperata invocazione. 
Demetra l'udì dall'Olimpo. Sconvolta dall'ansia, scese volando in terra. Cercò ovunque l'adorata figlia ma invano. Sempre più disperata, si allontanò dall'Olimpo dimenticandosi della terra che aspettava la sua protezione. Così a poco a poco i frutti marcirono, le spighe seccarono, i fiori e i prati ingiallirono e infine la terra divenne brulla e riarsa.
Giove di fronte a un tale sfacelo mandò Mercurio dal re degli inferi affinché lo persuadesse a rendere la fanciulla alla madre. 
Plutone non osò disubbidire al volere di Giove, ma meditò in cuor suo di non restituire Proserpina per sempre. Così prima che si allontanasse le offrì alcuni chicchi di melograno. Proserpina li accettò, ignorando che per un'antica legge divina i rossi chicchi di quel frutto l'avrebbero per sempre legata agli inferi.
Demetra alla vista della figlia si trasfigurò in volto, gli corse incontro e l'abbracciò teneramente. Si consolarono a vicenda, parlando a lungo tra loro. Demetra comprese così che il legame tra la sua amata figlia e Plutone era ormai indissolubile e perciò chiese a Giove di poterla avere con sé almeno per una parte dell'anno.
Il dio dell'Olimpo acconsentì, così Demetra ritornò finalmente fra gli dei e la natura si risvegliò. 
Da quel giorno, ogni volta che Proserpina torna nel mondo, i prati si coprono di fiori, i frutti cominciano a maturare sugli alberi e il grano germoglia nei campi: tutto ciò va sotto il nome di... Primavera.


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