Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

sabato 11 maggio 2013

Pietro Micca, Torino, Beirut e Khomeinisti


Pietro Micca a Torino è molto celebrato. Alla sua memoria il Comune ha intitolato la via omonima che collega piazza Solferino alla centralissima piazza Castello. Un Museo a lui intitolato e dedicato al suo gesto e all'assedio del 1706, si trova a Torino, nell'edificio della Cittadella e c'è una statua, quella dell'immagine.

Nella mia mente il ricordo scolastico di Pietro Micca si fonde ad alcune righe di Insciallah di Oriana Fallaci che vi propongo di seguito.

Ma chi è stato?!? Si può sapere chi è stato?
Un Figlio di Dio, no? Un khomeinista. Non l'hai sentito il Marine al posto di guardia? Lui l'ha visto in faccia!
No, non l'ho sentito. Che ha detto?
Ha detto che aveva intorno alla testa il nastro nero dei Figli di Dio, insomma dei khomeinisti, che era giovane e barbuto, sui trent'anni, e sorrideva di felicità.
Di felicità?!
Sissignori, di felicità!
E come ha fatto?!
Bene, ha fatto. E passato sotto il naso della sentinella col camion pieno di exogene, ha sfondato la sbarra del posto di blocco, ha attraversato il recinto ed è irrotto nel parcheggio interno.
Poi ha acceso il circuito ed è saltato in aria alla Pietro Micca.
Di lui non è rimasto nemmeno un capello.
Razza di delinquente!
Di psicopatico!
Alla Pietro Micca? Delinquente, psicopatico? Ma Pietro Micca non era né un delinquente né uno psicopatico, pensò Angelo dirigendosi verso un altro gruppo di italiani che lavoravano di piccone. Era un eroe. Te lo insegnavano alle elementari che era un eroe, te lo facevano imparare a memoria insieme al Pater Noster e all' Ave Maria e all'inno di Mameli: «Pietro Micca, militare dell'esercito piemontese, nato a Vercelli nel 1677, di servizio nella compagnia minatori durante l'assedio posto dai francesi a Torino. Il 29 agosto 1706, per sbarrare la strada ai granatieri francesi penetrati nella galleria che conduceva all'interno della
cittadella, diede fuoco a una mina saltando in aria col nemico. Il suo gesto eroico simboleggia il valore dei soldati che difendono la Patria dallo straniero eccetera.« Si, questo ti insegnavano a scuola: senza una parola di pietà o di rispetto pei granatieri francesi che Pietro Micca aveva smembrato, schiacciato, carbonizzato,
ridotto a tronchi privi degli arti, a mostri coi volti in poltiglia. 
E se un giorno i bambini musulmani di Beirut si fossero imparata a memoria la stessa filastrocca per il Figlio di Dio che aveva massacrato i trecento Marines, per il khomeinista del quale non era rimasto neanche un capello? Uguale il sacrificio, uguali le circostanze. No, le circostanze no. Perché i trecento Marines non stavano stringendo la città di assedio: cercavano di portarle un po' di pace. Non stavano penetrando una galleria: dormivano nelle loro camerate. A Beirut erano venuti, anzi erano stati chiamati, per placare i cani che si sbranavan tra loro e... E con ciò? Al Figlio di Dio avevano raccontato che si trattava di nemici, quindi per lui erano nemici quanto i granatieri francesi per Pietro Micca...


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