Ma che ridere con stò Monsignor Walter Brandmüller (un nome che sembra più quello di una marca di wurstel che non di un monsignore).
C'è il bianco, c'è il nero e in mezzo un infinità di grigi. Troviamo così a un capo l'allocco, all'altro chi ha la faccia come il culo e in mezzo possiamo trovare chi imbroglia ma con stile e con misura.
Stile e misura il “nostro” non mi sembra ne abbia leggendo l’articolo che firma su L’Osservatore Romano dell'11 scorso (Misteri di un viaggio) e siccome allocco non sembra...
Ma partiamo dall’inizio.
E’ il 1510 quando Lutero fu inviato a Roma in rappresentanza del convento agostiniano di Erfurt per questioni interne all'Ordine.
La meretrice di Babilonia, come poi l’avrebbe definiva Girolamo Savonarola (1452 –1498).
Martin Lutero (1483 –1546) pressoché contemporaneo del Savonarola scriverà nel 1520 un trattato teologico dal titolo: Sulla cattività babilonese della Chiesa.
Ma la Roma papale di Giulio II era davvero così puttana? Era veramente una fabbrica di indulgenze e supermarket delle reliquie?
In occasione dell'evento (sono 500 gli anni dal viaggio compiuto a Roma dal riformatore tedesco) Brandmüller scrive l’articolo in questione dove concede che a quei tempi, a Roma, c’era “secolarizzazione [attenzione: prima di tutto secolarizzazione], lusso sfrenato, immoralità e frivolezza […] della società [prima di tutto della società] e della Chiesa”, o almeno questo pare il “giudizio pressoché unanime” della storiografia.
“Pressoché”? Ma di che parla Brandmüller?
C’è qualche storico che definisce moralmente virtuosa la Roma di Giulio II?
Ce n’è qualcuno che trova il suo clero meno corrotto del mondo laico?
Non risulta.
E dunque, volendo essere giusti, Roma era proprio così male?
Un papa malato di sifilide e violento... vabbe’, ma Brandmüller invita a considerare la sensibilità del "santo padre" di chiamare a Roma: Bramante, Raffaello e Michelangelo. Sì, non ci formalizziamo se sotto quegli affreschi meravigliosi s’inculava, si sgozzava e si tramavano omicidi all'estero, vediamo piuttosto chi era il committente: Giulio II. Corrotto forse, ma affascinato alla bellezza, tanto è vero che aprì i Musei Vaticani.
E Lutero? No, Martino no, non dà l’idea di essere così sensibile all’arte.
Aaaa... Brandmüller, eddaje...
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