
"È un massacro, le vittime sono centinaia e l’esercito aiuta i banditi a ucciderci". La denuncia arriva dalla minoranza uzbeka del Kirghizistan del sud dove, in tre giorni, tra a Osh e Jalal-Abad, i morti sono stati almeno 124. Anche se gli uzbeki parlano di 700. Non è chiaro cosa abbia scatenato la guerra civile ma testimoni parlano di bande di kirghisi armati di machete che hanno ucciso donne e bambini. “Ho visto coi miei occhi inchiodare un bambino a un albero” racconta una donna in un campo profughi in Uzbekistan (dove sono fuggiti in 60mila).
La comunità internazionale rimane a guardare. Politicamente e strategicamente inutile, senza petrolio, il Kirgizistan viene, e presumibilmente verrà lasciato in balia del suo destino, mettendo una mano sugli occhi per non vedere gli orrori, ed un paio di tappi nelle orecchie per non ascoltare il grido d'aiuto della minoranza etnica uzbeka. Il bagno di sangue è destinato a continuare, forse ancora a lungo.
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