Caravaggio - I bari (ca. 1596)
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Carte nascoste, sguardi indagatori. Su una raffinata tovaglia damascata si consuma la truffa ai danni di un ingenuo giocatore. Bellissima è dettagliatissima la piuma del baro il quale è vestito con abiti colorati in contrapposizione con il vestito scuro e sobrio della vittima che fa pensare subito alla diversità di classe sociale: due ladruncoli che vivono di espedienti i complici, ricco e posato il truffato.
Sempre sapiente l'uso della luce che una finestra proietta sulla parete alle spalle dei protagonisti.
Tutto il movimento dell'opera è proteso verso lo sprovveduto che probabilmente sta per giocare la carta: il complice piegato a vedere la possibile giocata e anche il secondo giocatore che si protende verso il centro del tavolo fissando l'avversario mentre sfila la carta dalla cintura, nell'insieme un movimento che si potrebbe definire avvolgente. Tutto nell'opera sovrasta la vittima che guarda unicamente le carte sottovalutando l'importanza di una visione globale della situazione, cosa questa che lo marchia come sprovveduto.
Caravaggio aveva sicuramente i numeri per poter immedesimarsi e descrivere al meglio la situazione.



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