Peter Paul Rubens - Il rapimento di Ganimede (1636-38)
Oil on canvas - 181 x 87.3 cm - Museo del Prado, Madrid
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L'opera illustra il mito descritto nelle Metamorfosi di Ovidio. Rappresenta il momento in cui il dio romano Giove, trasformatosi in un'aquila, rapisce il bellissimo e giovane pastore troiano Ganimede per portarlo sul monte Olimpo, dove assumerà il ruolo di coppiere degli dei.
Il coppiere degli dei era una figura ufficiale della mitologia greca e romana incaricata di servire il nettare e l'ambrosia (le bevande e i cibi dell'immortalità) durante i banchetti divini sul Monte Olimpo.
Zeus scelse proprio Ganimede per tre ragioni fondamentali legate alla cultura, alla bellezza e al costume sociale del mondo antico:
1. La bellezza insuperabile. Secondo l'Iliade di Omero, Ganimede era considerato in assoluto il più bello di tutti i mortali del suo tempo. La sua fisionomia era talmente splendida e aggraziata da essere giudicata degna di riflettere la perfezione estetica degli stessi dei olimpici.
2. Il desiderio e l'amore omoerotico. A partire dal V secolo a.C., il mito si arricchì di una forte componente legata alla passione amorosa. Nella società greca antica, questa vicenda divenne il modello mitologico e l'emblema della pederastia aristocratica. Il termine deriva dal greco antico ed è diverso dalla pedofilia. Mentre la pedofilia si riferisce all'attrazione verso i bambini prima della pubertà questa è una relazione a sfondo sessuale o affettivo tra una persona adulta e un adolescente. Il legame tra un uomo adulto (in questo caso la divinità massima, Zeus) e un giovane fanciullo era inteso come un percorso educativo e di iniziazione sociale, prima ancora che sentimentale.
3. Il dono dell'immortalità. A differenza di altre amanti mortali di Zeus che venivano spesso abbandonate o andavano incontro a destini tragici, Ganimede ricevette un privilegio unico: non fu una conquista passeggera. Zeus volle renderlo immortale ed eternamente giovane per sottrarlo al decadimento del tempo, elevandolo a una costellazione (l'Acquario, colui che versa l'acqua o il nettare) per fissare la sua presenza nel cielo per sempre.

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