Le rivolte di Hong Kong del 2019 sono state una serie di massicce manifestazioni pro-democrazia innescate da un disegno di legge sull'estradizione verso la Cina continentale.
La mobilitazione è iniziata formalmente nel marzo 2019. Ha raggiunto l'apice a giugno, quando quasi due milioni di cittadini sono scesi in piazza. I manifestanti temevano che la proposta di legge avanzata dalla leader Carrie Lam avrebbe minato l'autonomia giudiziaria di Hong Kong garantita dal principio "un paese, due sistemi", esponendo i dissidenti politici al sistema giudiziario di Pechino.
Il movimento si è rapidamente trasformato in una più ampia protesta contro l'influenza del governo cinese, riassunta nello slogan "Cinque richieste, non una di meno":
- Il ritiro completo del disegno di legge sull'estradizione.- La revoca della classificazione delle proteste come "sommosse".- L'amnistia per tutti i manifestanti arrestati.
- L'istituzione di un'inchiesta indipendente sulla brutalità della polizia.
- Il suffragio universale per l'elezione del Consiglio legislativo e del Capo dell'esecutivo.
Le proteste, inizialmente pacifiche e caratterizzate dall'uso di ombrelli per proteggersi dai gas lacrimogeni, si sono progressivamente radicalizzate. Si sono verificati violenti scontri in tutta la città. La polizia ha fatto largo uso di idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma, mentre i gruppi di manifestanti più radicali hanno risposto con barricate e blocchi stradali. L'intensità degli scontri ha raggiunto livelli critici durante gli assedi del Politecnico di Hong Kong e della Chinese University.
Le manifestazioni si sono attenuate all'inizio del 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia di COVID-19. La svolta definitiva è avvenuta nel giugno 2020 con l'imposizione da parte di Pechino della Legge sulla sicurezza nazionale. Questo provvedimento ha drasticamente ridotto lo spazio di dissenso politico e la libertà di stampa nella città. Più di 10.000 persone sono state arrestate per reati legati alle proteste, portando alla condanna o all'esilio di attivisti storici, giornalisti e giovani universitari.
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