Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

mercoledì 22 luglio 2026

Gustave Moreau [French Symbolist Painter, 1826-1898]

 


Gustave Moreau - Hercule et l'Hydre de Lerne (1876)
Olio su tela - 179,3 x 154,0 cm - Art Institute of Chicago


La lotta contro l'Idra di Lerna costituisce la seconda delle dodici fatiche di Ercole (o Eracle), imposte dall'oracolo di Delfi per espiare l'uccisione della sua stessa famiglia, causata da un raptus di follia scatenato dalla dea Era.

Ma andiamo per ordine. L'Idra era un mostro mitologico serpentino, figlio di Tifone ed Echidna, allevato dalla dea Era proprio con l'intento di uccidere Ercole. Viveva nelle paludi di Lerna, nei pressi di Argo, un luogo considerato un passaggio verso il mondo sotterraneo. Il mostro possedeva diverse caratteristiche letali: 
- Molteplicità delle teste. Il numero variava da nove a cento a seconda delle versioni del mito, e la testa centrale era immortale. 
- Rigenerazione. Ogni volta che una testa veniva tagliata, ne ricrescevano immediatamente due al suo posto.
- Respiro e sangue velenosi. Il suo fiato era così tossico da uccidere chiunque respirasse la sua aria, e persino le sue impronte erano letali.

Ercole raggiunse la palude di Lerna a bordo di un cocchio guidato da suo nipote Iolao. Per costringere il mostro a uscire dalla sua tana, l'eroe scagliò contro di essa una serie di frecce infuocate. Quando l'Idra emerse, iniziò una battaglia furiosa. Ercole cominciò a colpire e recidere le teste del mostro con la sua clava (o con una spada), ma si accorse subito che l'azione era controproducente, per ogni testa mozzata, il mostro ne rigenerava due. Capendo di non poter vincere da solo, Ercole chiese aiuto a Iolao. Il nipote accese dei rami di pino e, non appena Ercole tagliava una testa, Iolao ne bruciava e cauterizzava la ferita con il fuoco. Questo processo impediva il flusso sanguigno e bloccava la ricrescita delle nuove teste. Durante il combattimento, la dea Era inviò un granchio gigante (il Carcino) per distrarre e pungere Ercole al tallone. L'eroe, tuttavia, lo schiacciò senza difficoltà (Era lo trasformerà successivamente nella costellazione del Cancro). 

Rimasta solo la testa immortale, Ercole riuscì a reciderla e la seppellì immediatamente sotto un enorme e pesante masso lungo la strada per l'Argolide, neutralizzandola per sempre. Prima di andarsene, Ercole squarciò il corpo del mostro e intinse le sue frecce nel sangue velenoso dell'Idra. Da quel momento, ogni ferita inflitta da quelle frecce divenne incurabile e letale (un'arma potentissima che però segnerà, anni dopo, lo stesso destino tragico dell'eroe tramite la tunica di Nesso). 

Tornato a Micene, il re Euristeo rifiutò di computare la fatica come valida. Il motivo risiedeva nel fatto che Ercole non l'aveva compiuta da solo, ma si era avvalso del fondamentale aiuto e del fuoco di Iolao. Per questo motivo, le fatiche totali passarono da dieci a dodici.






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