Bartolomeo Manfredi - Apollo e Marsyas (seconda metà del anni '10 del XVII sec.)
Olio su tela - 95,5 x 136 cm - Saint Louis Art Museum, USA
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La dea Atena inventò l'aulos (un flauto a doppia canna) ma lo gettò via dopo essere stata presa in giro dagli altri dei, poiché le si gonfiavano le guance deformandole il viso mentre lo suonava. Il satiro Marsia raccolse lo strumento e, esercitandosi costantemente, divenne così abile da ammaliare chiunque lo ascoltasse. Accecato dall'orgoglio, Marsia osò sfidare Apollo, il dio della musica e della poesia, in una contesa musicale pubblica. Come giudici vennero scelte le Muse. Inizialmente la melodia di Marsia incantò la giuria, ma Apollo non accettò la sconfitta e modificò le regole della sfida: iniziò a suonare la sua lira e a cantare contemporaneamente, esigendo che lo sfidante facesse lo stesso. Data la natura del flauto, a Marsia fu impossibile cantare e soffiare allo stesso tempo, decretando così la vittoria del dio. Come punizione per l'audacia di aver sfidato una divinità, Apollo legò Marsia a un albero e lo scorticò vivo. Dalle lacrime dei compagni del satiro (e dal suo stesso sangue) nacque l'omonimo fiume Marsia.


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