Cristo, è triste, triste vedere su alcuni di questi volti – quelli dei più giovani, in particolare – l’espressione di una totale disfatta. Perché la vita li fa sentire così? Certo, sono sottopagati. Certo, non hanno grandi prospettive economiche, né l’inestimabile privilegio di mescolarsi ai dirigenti di azienda. Ma non li consola avere a che fare con studenti ancora vivi per tre quarti? Non c’è nessuna piccola soddisfazione nell’essere utili, invece di continuare a produrre inutili merci di consumo? Non li aiuta sapere di svolgere una delle poche professioni che in questo paese non siano irrimediabilmente corrotte?
Per questa gente sfatta, apparentemente no. Se trovassero il coraggio, se ne andrebbero. Ma si sono preparati per questo lavoro, e ora di questo devono campare. Hanno sprecato il tempo in cui avrebbero potuto imparare a truffare, arraffare, mentire. Si sono autoemarginati dalla maggioranza – gli intermediari, i rappresentanti, i promotori – attraverso la laboriosa acquisizione di un sapere arido e screditato; screditato, s’intende, dall’intermediario, che può benissimo farne a meno. All’intermediario servono solo i prodotti di quel sapere, le sue applicazioni pratiche. I professori sono parassiti, dice. A cosa serve il sapere, se non rende?
: : Christopher Isherwood, Un uomo solo : :

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