La fontana é parte di un complesso programma iconologico ideato da Pirro Ligono che comprende la Fontana di Pegaso (nella parte alta della collina retrostante), le Cento Fontane e la Rometta; fu realizzata tra il 1566 e il 1570 e costituisce il principale teatro d'acque della villa.
La fontana allude metaforicamente alla natura fisica del territorio di Tivoli. Al centro, una cascata precipita da una grande tazza in un bacino ovale, da cui deriva uno dei nomi della spettacolare installazione. Al di sopra si erge una montagna artificiale in pietra spugnola, che richiama i Monti Tiburtini e in origine trasudava acqua grazie a condotti nascosti tra le rocce. Sulla montagna si trovano tre colossali statue: al centro la Sibilla Albunea (Tiburtina) con il figlio Melicerte (Gillis van den Vliete, 1568); ai lati, le figure distese dei fiumi Erculaneo e Anio (Giovanni Malanca, 1566). Lungo il lato del recinto opposto alla fontana, si trovano due ninfei in forma di edicola con piccole fontanine realizzate nel 1569; originariamente contenevano due statue di Bacco in peperino, rimosse nel XVII secolo e sostituite dalle attuali in stucco. La loro presenza si ricollega al mito della Sibilla che fu nutrice di Bacco.
Nell'edificio addossato al terrapieno si apre la Grotta di Venere, realizzata nel 1565-68 su disegno di Ligorio, fresco ninfeo utilizzato come ritrovo nelle giornate estive, in origine arricchito da una Venere affiancata da due putti che giocavano con delle oche.
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