Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

mercoledì 8 marzo 2023

Michele Serra [Giornalista, umorista, scrittore e autore televisivo italiano, b. 1954]





“A Ellis Island, nella baia di New York, c’era il centro di raccolta degli immigrati in America. Si calcola che dal 1892 al 1954 siano transitati da lì dodici milioni di persone. Cento milioni di americani odierni, un terzo della popolazione totale degli Stati Uniti, discendono da uno straniero sbarcato a Ellis Island. Gli italiani passati attraverso quella porta sull’Atlantico sono circa quattro milioni. Negli ultimi anni dell’Ottocento erano in prevalenza settentrionali: veneti, piemontesi, friulani. Nel nuovo secolo, il Novecento, la maggioranza era di meridionali. Nessuno arrivò in America portato dalla risacca, come gli annegati che da anni vengono raccolti sulle nostre spiagge. I poveri, un secolo fa, avevano il permesso di viaggiare: come se fossero persone normali, padrone del loro destino. Comperavano il loro biglietto e partivano. Poi certo, arrivati a destinazione, era dura. Controlli medici, controlli di polizia. Gli infermi, i contagiosi, i vecchi, i deformi, come recitava la legge americana sull’immigrazione, dovevano essere rispediti a casa sullo stesso bastimento. Qualcuno si tuffava in mare nel tentativo disperato di tornare a terra, e annegava. Ma le statistiche dicono che solo il 2 per cento di chi arrivò fino a lì, negli anni di punta dell’immigrazione in America, venne respinto. Quasi tutti, novantotto per cento, furono accolti. Io non so spiegarvi, e nemmeno so spiegare a me stesso, come e quando sia accaduto che ai poveri fosse vietato viaggiare. Ma è successo. Negli ultimi trent’anni, più o meno. E se la migrazione è diventata un’esperienza non solamente drammatica, come è sempre stata, ma anche traffico illegale di uomini e di donne, filo spinato, segregazione in campi di concentramento, mafia, infine morte in mare, questo dipende solamente dal fatto che ai poveri non è più consentito di viaggiare come se fossero esseri umani. La chiamano globalizzazione, ma riguarda solo le merci. È lo scambio di merci a superare ogni varco. Per gli esseri umani non funziona così. Devono farlo illegalmente, e pagare un prezzo molto esoso, migliaia di euro, per rischiare la morte su barche indecenti. Una possibile soluzione è questa. Appiccichiamo un’etichetta, un bel codice a barre sulla fronte di ogni essere umano: donne, uomini, bambini. Promuoviamo gli uomini al rango di merce, che evidentemente è un rango superiore, visto che le merci possono viaggiare regolarmente. In fondo fu così anche per la grande migrazione, un secolo fa, verso le Americhe. Gli esseri umani erano forza lavoro. Erano braccia. Le navi scaricavano merci in Europa e ripartivano cariche di altra merce: i migranti. Per questo un biglietto per l’America costava poco. Promossi a merce, i migranti dei nostri giorni forse potranno finalmente viaggiare con regolare permesso, e con tutte le tutele di legge concesse alle merci: navi sicure, copertura assicurativa. Provate a perdere in mare un carico di pantofole cinesi, o di banane africane: legioni di avvocati e di assicuratori saranno mobilitati.”


Bisogna essere ottimisti: prima o poi gli esseri umani avranno un valore quasi uguale a quello delle pantofole e delle banane.




1 commento:

Undentedileone ha detto...

Spiegami una cosa: siamo noi europei che impediamo loro di partire dalle loro nazioni, o sono le nazioni in cui essi sono nati che impediscono loro di viaggiare?