Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

domenica 26 febbraio 2023

Russia vs Ucraina: quali sono le vere motivazioni del conflitto?






di: Paolo Guidali, Feb 25, 2022 su: ilquotidianoindipendente

Motivazioni conflitto Russia Ucraina

Si condanna Putin per l’invasione militare ai danni dell’Ucraina, ma doveroso un esame di coscienza da parte di USA e membri Nato

Il mondo intero, o meglio quello occidentale, è contro Putin: chiede dure sanzioni e prese di posizione. Sebbene un’aggressione militare sia sempre da condannare, se non altro perchè a pagarne le conseguenze più gravi sono sempre i civili, dobbiamo però renderci conto delle cause che hanno portato allo scontro armato. Innegabile che nelle ultime settimane ci sia stato un netto deterioramento dei rapporti tra Russia e Ucraina, ma per capire questa crisi bisogna fare un passo indieto di circa trent’anni.

Il patto non scritto

Gli USA negano ufficialmente, i Russi invece non dimenticano che dopo la caduta del muro di Berlino ci fu un accordo, non scritto, fra gli allora leader politici delle due superpotenze: Gorbačëv e George H. W. Bush: in cambio della riunificazione della Germania e il contestuale ritiro delle forze armate di Mosca, la Nato non si sarebbe mai allargata sui Paesi del patto di Varsavia, e men che meno alle repubbliche dell’ex Unione Sovietica.

Unione Europea e Nato

Nel 1993 però nasce l’Unione Europea e negli anni successivi arrivano le prime richieste d’adesione dai Paesi dell’Est. Gli Stati Uniti s’inventano dunque il “Partenariato per la Pace”, un programma che aggiri i veti russi e renda possibile l’avvicinamento della Nato non solo i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, ma anche alle nazioni nate dalla discregazione dell’URSS come l’Estonia, la Lettonia e la Lituania.

La scintilla che riporterà ad accendere gli scontri tra Russia e USA porta invece il nome del presidente americano Bill Clinton: chiede a tutti gli stati europei di fare “una scelta di campo”, e che tutti i negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea, da quel momento, siano preceduti anche da una sostanziale adesione ai principi della Nato. Anche in questo caso, la regola non viene codificata e scritta nero su bianco, ma diventa una prassi. Sotto quest’ottica entrano a far parte dell’Ue Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, le tre le repubbliche baltiche, e sta andando allo stesso modo nei Balcani.

Putin al potere: gas diretto all’Europa e i primi “niet”

La Russia per tutti gli anni ’90, sotto la guida di Elstin è relativamente debole, e subisce, continuando a deglutire bocconi amari, l’allargamento verso Est degli stati alleati agli USA. Con l’avvento di Vladimir Putin cambia tutto però: gli USA avranno filo da torcere nella loro campagna espansionistica. Dopo 13 anni di studi e contrattazioni, inoltre, il gas inizia ad arrivare dalla Russia all’Europa (in Germania per la precisione) attraverso il gasdotto Nord Stream; un condotto di oltre 1200 chilometri che bypassa la Polonia, i Paesi baltici, l’Ucraina e anche la Bielorussia, escludendoli, quindi, da eventuali diritti di transito e dalla possibilità di fare pressioni economico-politiche sulle Russia.

Con Putin arriva anche il primo e diciso “niet” sulla questione Ucraina: una sorta di confine invalicabile per gli Alleati degli USA. Kiev era stata la capitale della terza più grande repubblica dell’Unione Sovietica, nonchè il granaio e l’arsenale dell’impero. La Russia, dopo aver riconosciuto l’indipendenza dell’Ucraina, manteneva comunque ottimi rapporti commerciali con quelli che considera suoi “fratelli”: importava, infatti, un quarto dei cereali, del latte, un terzo del ferro, del carbone e del manganese, il 60% del bitume e dell’antracite. Il suolo ucraino ospitava centrali nucleari e le testate nucleari russe. La popolazione dell’Ucraina orientale, soprattutto della Crimea e della regione del Donbass (confinante con la Russia), è sempre rimasta quasi totalmente russa per lingua, mentalità e cultura.

Tutto viene formalizzato il 4 aprile 2008 a Bucarest. Gli USA fanno pressioni per l’ingresso di Ucraina e Georgia nell’Alleanza, e viene convocato il vertice Nato, ma consci degli squilibri economico-politici che si sarebbero verificati Italia, Francia e Germania si oppongono. Proprio Romano Prodi, presidente del vertice, ricorda: “il vertice fu convocato solo per quello ma abbiamo detto no, perché avrebbe creato tensioni”.

Gli USA vogliono l’Ucraina nella Nato: pianificano e portano a termine il colpo di stato in Ucraina

La situazione politica in Ucraina ha sempre visto contrapposizione tra filo-europeisti e filo-russi, ma il governo mediava. Gli USA, sotto la presidenza Obama, non gradivano questa equidistanza dell’Ucraina tra Europa e Russia, tanto che Mykola Azarov (primo ministro ucraino) intervistato da Sallusti nel 2015 disse: “Quando noi ci rendemmo indisponibili a sottoscrivere così come ci erano stati presentati gli accordi con l’Unione Europea, accaddero due cose contemporaneamente. Da una parte incominciarono occupazioni di uffici pubblici da parte di manifestanti spuntati dal nulla, dall’altra una incredibile e arrogante ingerenza da parte degli Stati Uniti negli affari interni di uno Stato sovrano. Venne da me la consigliera diplomatica del presidente Obama, Victoria Nuland, a pormi una sorta di ultimatum: o accettavo di formare un nuovo governo di unità nazionale che accontentasse gli anti russi oppure l’America non sarebbe stata a guardare“.

Sempre più violenta la protesta portò al colpo di stato del 22 febbraio 2014. Ma in pochi in Europa sanno, come ha continuato a spiegare Azarov, che “la piazza prendeva ordini dagli americani, che il quartier generale della protesta era nell’ambasciata Usa a Kiev, la quale provvedeva anche a finanziare in modo importante la rivolta”.

Nasce il nuovo governo ucraino “imposto” dagli USA

Il nuovo governo filo-americano vuole rompere ogni legame con la Russia, governa con il terrore nelle zone russofone e porta a una guerra civile di cui quasi nessuno parla. Iniziano gli scontri nella regione del Donbass e in Crimea. I militari ucraini, soprattutto il battaglione Azov (di stampo neonazista), aprono il fuoco sui civili che restano legati alla Russia.

Sempre Azarov spiega che “a Charkiv decine di migliaia di civili sono morti, cinquemila edifici sono stati distrutti, così come gli acquedotti. La gente è al freddo in rifugi e cantine”. A Odessa, nel maggio del 2014, trovarono la morte almeno 48 persone tra impiegati della Casa dei Sindacati, manifestanti contrari al nuovo governo, o favorevoli al separatismo, simpatizzanti filo-russi e membri di partiti di estrema sinistra.

Nel Donbass, dal 2014 fino alla proclamazione delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk, a causa della guerra civile dovuta alle violazioni del governo di kiev degli accordi di Minsk, sono state uccise circa 14mila persone per mano delle milizie ucraine.

Putin invade l’Ucraina: USA e Nato hanno voluto che accadesse

Già nel luglio dello scorso anno il Presidente Putin aveva dichiarato che “ucraini, russi e bielorussi nascono dalla stessa radice e devono restare insieme. L’Ucraina, dunque, no. Un suo ingresso nella Nato, al pari di quello della Georgia, diminuirebbe la credibilità strategica e politica della Russia”.

Poco prima dell’invasione russa, per completare il quadro del necessario esame di coscienza europeo e americano, bisogna sapere che sono avvenuti altri due fatti di notevole importanza. Da un lato Boris Johnson ha annunciato che avrebbe fornito armi letali a Kiev, dall’altro il presidente Zelensky ha approvato una legge per cui, ogni cittadino ucraino, avrebbe avuto diritto al possesso di un arma.

Tutti questi fattori sommati tra loro, oltre all’arrivo di altre armi dai Paesi Baltici, e alla determinazione degli USA di Biden a non “lasciare la presa” sull’Ucraina ha portato la Russia a invadere e riconoscere le due repubbliche nella zona del Donbass.

Ora, dopo aver acceso la fiamma e aver soffiato sul fuoco per anni, sarebbe saggio da parte dell’Occidente fare un passo indietro e accettare le proposte di Putin: “garanzie che l’Ucraina non diventi un membro della Nato; che la Nato non faccia esercitazioni a ridosso dei confini Russi; impegnarsi affinche Washington non invii truppe verso i Paesi Baltici”.

E non dimentichiamo gli impatti economici a livello, sicuramente Europeo, ma anche mondiale.




3 commenti:

Cesare ha detto...

Putin non vuole garanzie, vuole e cerca di occupare territorio.

Undentedileone ha detto...

Già, il novello Napoleone, con le sue manie di grandezza, vorrebbe ripristinare l'Impero Russo e diventarne lo Zar: ogni rivoluzione, prima o poi, genera i propri megalomani.

v3l3nomortale ha detto...

NON SAPEVO CHE IN ITALIA CI FOSSE STATA UNA RIVOLUZIONE.