Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

lunedì 14 novembre 2022

Edgar Degas [French Realist/Impressionist Painter and Sculptor, 1834-1917]

 



Edgar Degas - La famille Bellelli (1858)
Oil on canvas - 200 x 250 cm - Musée d'Orsay, Paris

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In questo dipinto Degas raffigura la zia Laure in compagnia del marito, il barone Gennaro Bellelli, e delle due figlie, Giovanna e Giulia. A sinistra della composizione si erge statuaria la zia Laure, ammantata in un abito nero che la fa quasi sembrare l'eroina di un dramma teatrale. È alta, maestosa, autoritaria, e spicca per la dignità quasi monumentale che assume, tanto che sembra possedere la solida volumetria di certe donne giottesche. Rivolge alteramente lo sguardo a destra, dove è seduto il marito, ma lo ignora e, anzi, lo oltrepassa: questa impassibilità, apparentemente crudele, viene giustificata dalla difficile situazione coniugale che opprimeva entrambi.

A soli ventotto anni Laure era convolata a nozze con Gennaro Bellelli, un avvocato e giornalista di tendenze liberali che, imbevuto di patriottismo, nutriva consistenti simpatie per l'indipendenza italiana, tanto che divenne un entusiasta partigiano di Cavour. Proprio il suo credo politico fu causa di notevoli frizioni con il governo borbonico, che di tutta risposta lo esiliò a Firenze. Bellelli fu profondamente amareggiato e deluso dall'esito della sua lotta e le sue angosce si riverberarono nella sua vita sentimentale, che divenne in breve tempo burrascosa e, anzi, evidenziò come il matrimonio contratto con Laure fosse stato di convenienza. La stessa Laure risentì grandemente di queste asperità coniugali, fedelmente testimoniate dalla fitta corrispondenza che intrattenne con Degas, cui chiese: «Ho ragione di vedere sempre le cose in nero?». Le ferite intime di Laure, causate «dal carattere immensamente sgradevole e disonesto» di quella «persona non grata», erano purtroppo lente a rimarginarsi: «Vivere qui con Gennaro di cui conosci il carattere detestabile e senza che abbia una seria occupazione è qualcosa che mi trascinerà nella tomba» avrebbe detto la donna al pittore, con atroce lucidità. Era questa, quindi, l'atmosfera che si respirava a casa Bellelli quando Degas vi era ospite. Il pittore, dal suo canto, sa rendere l'inquietudine di questo muto dramma domestico con una sottigliezza psicologica tutta contemporanea. L'opera, ben lungi dall'essere «un po' scarna» (come alcuni critici dell'epoca hanno superficialmente commentato), non mira infatti a una pedissequa restituzione del dato reale, bensì intende scavare a fondo nell'animo dei suoi personaggi, giungendo a un'accurata indagine psicoanalitica numerosi decenni prima che Sigmund Freud scandagliasse gli abissi dell'inconscio. 

Laure e Gennaro non sono affatto uniti dall'amore, così come presupporrebbe il loro vincolo matrimoniale, bensì sono esasperati da un'ostilità talmente radicata e tenace che è palpabile in questo stesso quadro. L'insoddisfazione della zia, poi, viene magistralmente elevata da Degas al rango di tragedia: l'osservatore, d'altronde, percepisce agilmente queste tensioni, nonostante la nota fresca e allegra della carta da parati sullo sfondo, evidente richiamo al cielo della Toscana. La stessa tavolozza del dipinto, infatti, è appesantita dal lento e cadenzante ritmo delle tonalità grevi e drammatiche delle colonne dell'orologio, tinte di un bel rosso carminio, della cornice dorata del quadro appeso in alto (ritraente l'ormai defunto René Hilaire De Gas), della veste scura di Laure e del tappeto sul pavimento. Un'ulteriore ventata di refrigerio cromatico viene fornita solo dal bianco candido dei grembiuli delle due bambine. La sottile inquietudine che permea questo dipinto viene accentuata anche dal formato grande dell'opera stessa e dai giochi strutturati sulle prospettive aperte dalle porte e dagli specchi, i quali conferiscono all'immagine una ricchezza spaziale di grande qualità.


Questa sensazione di malessere, tuttavia, esita a scalfire l'umore delle due fanciulle, le quali sono indifferenti alle vicende coniugali dei loro genitori, così come tra l'altro la loro tenera età impone. La bambina di sinistra, Giovanna, gravita intorno all'altera figura della madre, che in un istintivo gesto di protezione la attira a sé con atteggiamento possessivo. Mentre Laure è divorata dal dispiacere ed è assorta in pensieri che la rendono immune da qualsiasi contatto con il mondo, Giovanna volge il suo grazioso visino verso l'osservatore, come se volesse dialogare e intessere una relazione con chi sta contemplando la scena. Il suo viso, inoltre, è impercettibilmente esultante: la bambina, in effetti, è consapevole di essere dipinta. Giulia, vero e proprio centro propellente del dipinto, riesce a sfuggire parzialmente al dominio della madre e volge distrattamente lo sguardo in basso a destra, dove si sta divincolando un piccolo cane: ha evidentemente intenzione di seguire la bestiolina, già per metà fuori dallo spazio pittorico (la sua sagoma è infatti tagliata dal margine destro dell'opera), tradendo il desiderio di sottrarsi a un'atmosfera così soffocante e claustrofobica. È forse per questo motivo che presenta la gamba sinistra tenuemente accavallata e le mani puntate sui fianchi, come se stesse intraprendendo un movimento di danza: nella spontaneità di questa fisionomia si possono già intravedere i futuri interessi del Degas pittore, destinato a divenire uno dei più acclamati pittori di ballerine di tutti i tempi. Gennaro Bellelli, invece, è seduto su una sedia e dà le spalle all'osservatore. Degas lo descrive come un uomo sostanzialmente preoccupato solo dei suoi interessi, ma che comunque prova un vivo affetto per le figlie, tanto che distoglie per un istante lo sguardo dalle sue carte per rivolgerlo alla piccola Giulia.







2 commenti:

Undentedileone ha detto...

Una lettura dell'opera molto accurata e intelligente.

v3l3nomortale ha detto...

Esatto.