I quaderni
Qualche settimana fa siamo andati al mercatino di Assago, se non lo conoscete è un grande mercatino di cianfrusaglie in cui ci si può trovare di tutto con un po’ di fortuna e pazienza, con di tutto intendo proprio di tutto.
Io precisamente sto cercando un bacino di manichino maschio, dorato o comunque da verniciare in oro, mi serve assolutamente come soprammobile, poi comunque quando si va troviamo altre mille cose altrettanto inutili, ma che non avremmo mai desiderato avere se non le avessimo viste, quando però le vediamo ci chiediamo come abbiamo mai potuto fare senza, tipo l’ultimo ritrovamento.
Praticamente andare ad Assago è come fare una caccia al tesoro e se sei scaltro abbastanza paghi pressoché nulla e ti riempi la casa in un attimo tant’è che dopo una frequentazione abbastanza assidua negli anni passati adesso abbiamo diradato le visite visto che, nonostante la metratura elevata, stavamo riempiendoci casa di cose fantastiche ed ingombranti.
Un po’ di domeniche fa andiamo dopo tanto tempo e giriamo a caso, senza alcuno scopo, avevamo una lista di cose che ci sarebbero servite effettivamente, tipo un porta bottiglie di vino, ma eravamo anche aperti a sorprese e quindi con calma camminavamo tra le bancarelle prendendo in mano cose che ispiravano dubbi e portavano malattie sconosciute, essendo che c’è gente che raccatta anche reliquie dalle scatole allagate della cantina e le espone senza nemmeno soffiarci sopra, ci sono contenitori dell’anteguerra pieni di cose che nessuno ha mai osato toccare che potrebbero ancora avere tracce di colera, confesso di esserci andata anche durante il covid dico intanto che cacciano fuori un vaccino io provo altri anticorpi non si sa mai..
Arriviamo ad una delle solite bancarelle di libri usati, mangiati, ricoperti di muschio e ci fermiamo anche se avevo fatto voto di non comprare più libri che ne ho troppi da leggere, ma vengo attratta da qualcosa che non erano libri, bensì: quaderni.
Quaderni usati, molto datati, di un’altra epoca addirittura antecedente alla mia, quindi parliamo di antichità, reperti archeologici quasi. Ne apro uno era della terza elementare, all’interno c’erano dei dettati con le correzioni rosse su una grafia impeccabile, dettati che parlavano di famiglia, dell’importanza del pane, del grano e ad un certo punto dell’importanza del duce.
Wait.
Mi ricordo che alle elementari mettevamo la data sull’intestazione e mi metto a cercarla tra le pagine, ne trovo una: Milano, 13 Novembre 1938.
Wait.
Luca! Il quaderno è del periodo del fascismo! Cercane altri, quanto vengono? Un euro l’uno. Ok.
Rovistiamo la pila, ci sono più di una decina di quaderni dello stesso bambino a partire dalla prima elementare (1936) fino alla prima media, di diverse materie, apriamo, leggiamo, dettato sulla marcia su Roma ogni anno uno nei giorni in cui cade l’anniversario. Temi sul freddo e la mancanza di carbone e legna. Temi su amici di famiglia e vicini che chiedono supporto economico perché poveri, niente accenni alla guerra, facciamo una cernita, prendiamo solo quelli di italiano e lasciamo lì aritmetica e geografia e prendiamo un quaderno solo perché la copertina ha una stampa di propaganda fascista.
Mentre venivo via leggo con calma il nome del bambino i cui quaderni erano tenuti così bene, nome che avevo intravisto, ma essendo insolito non avevo avuto modo di imprimere bene, lo leggo con calma e, ok, è ebreo, sicuro è ebreo. Luca, i quaderni sono un bimbo ebreo, ne sono certa.
Adesso, devo confessare che la sensazione che ho provato umanamente è stata quella di sentirmi in colpa, subito, mi sono sentita come se violassi la privacy di qualcuno che chiaramente non c’è più solo per il piacere di sapere di più, di immergermi in qualcosa di così lontano, ma tanto insito in noi, un elemento della nostra cultura che però non appartiene al quotidiano, un qualcosa che mi ha formato, ma che non ho vissuto, visto, toccato grazia al cielo con mano, mi sentivo come se lo stessi facendo sulla sua pelle e mi sono sentita in colpa.
Ne avevo presi sette e una volta a casa li leggo tutti.
Nei quaderni nessun accenno alla guerra, nessuno, erano quaderni di un bimbo, negli anni precedenti a quella che fu la vera guerra in Italia, quando abbiamo combattuto nelle città e nei paesi e anni in cui chiaramente non c’erano più quaderni da scrivere, ovvero dalla sua seconda media in poi.
Il bimbo ha frequentato la prima media nel 1941, ma ho scoperto col tempo e tramite ricerche, che già poco dopo dovette nascondersi per evitare la deportazione. In una delle cronache che scrive lui stesso, le cronache erano i temi/diario che componevano come compito alle medie e in cui raccontavano la loro quotidianità, in una di queste cronache racconta di un suo amico che dovette salutare, chissà se per sempre perchè sarebbe stato deportato come il padre che già era via da qualche anno, “chissà quanto starà via, magari anche per sempre” scrive.
La scrittura da impeccabile che era all’inizio delle elementari diventa trascurata e sempre più piccola, gli errori aumentano, quasi certamente alle medie le insegnanti erano più severe e le tematiche col tempo si fanno più inquiete, l’animo cresce e il bimbo si fa più domande, più problemi, vede di più. Nei dettati i richiami al fascismo erano più frequenti, mentre nei temi non ne parlava mai, parla della madre e della sorella, ma non del padre e comunque apparteneva ad una famiglia certamente benestante e frequentava una scuola in cui festeggiavano le ricorrenze ebree o anche quelle ricorrenze.
Ho cercato il nome del bimbo su internet e l’ho trovato, era un esponente importante della comunità ebraica di Milano, finchè non è morto, non credo avesse figli, poi infine quando è morta anche la moglie qualche anno fa evidentemente hanno disposto di sgomberare casa e i quaderni erano al mercato di Assago su una bancarella e adesso a casa mia.
So, that is how life goes I suppose.

2 commenti:
Il gusto dell'archeologo, qualcuno potrebbe trovare tracce di noi, un giorno.
Mi è piaciuta molto questa storia. Dice cose che si sarebbero perdute "come lacrime nella pioggia" e danno il senso reale della caducità umana.
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