Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

martedì 15 settembre 2015

"Muor giovane colui ch’al cielo è caro."



C'è una frase il cui mesto scandire cavalca i secoli 
attanagliando gli animi malinconici di tutto il mondo. 
Il primo a esprimerla, intorno al 300 a.C., è stato Menandro 
commediografo dell'antica Grecia nel suo Dis Exapatón.

"ὅν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, 
ἀποθνῄσκει νέος."

"Hon oi theoi philusin apothnēskei neos"

"Muor giovane 
colui che gli dei amano."


. . .


Ma qual'è il motivo di tanto fascino?
Il significato di tanta attrazione sta semplicemente nel fatto che essa non 
fa altro che confermare ciò che si avverte costantemente e cioè che 
il significato di questa vita è nel dolore e nella sofferenza; profonde tribolazioni 
che vengono risparmiate a chi ha un posto nel cuore dell'Eterno.


. . .


La frase viene poi citata da Plauto nelle Bacchidi.

"Quem di dilugunt
adulescens moritur."

"Muore giovane
chi è amato dagli dei."

. . .


Lord Byron ripropone il concetto
ne Il pellegrinaggio del giovane Aroldo.


. . .


Anche Leopardi la piazza nell'epigrafe a uno dei suoi Canti: Amore e morte,
in quella che appare, non a caso, come la più poetica delle traduzioni:

"Muor giovane colui 
ch’al cielo è caro."


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