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| Giorgio Morandi - Natura morta (1957) |
In un mio breve precedente scritto concludevo:
La stessa notte Dina Morandi entrò a vegliare l'ultimo sonno terreno del suo grande fratello. Nella penombra la sua mano si era levata, ormai non più guidata dalla coscienza, a tracciare nell'aria e nel silenzio l'ultima delle sue immagini. Affidata alla notte, appunto, e a quel seguito di discorso che non conosceremo mai. Forse un cielo splendido, senza nubi, dove non è detto che risieda un Dio qualsiasi, ma che certamente è sottratto all'umore, alle invettive, ai sogni degli uomini. O forse l'ultimo dei suoi oggetti, scorporato sino alla sua essenza più assoluta e immutabile…
Non sapevo un'altra cosa. Le sue ultime parole furono: “Datemi una scatola della forma del mio corpo” poi “…Dammi il nero. E adesso del blu di cobalto”. E con le mani ormai prive di forza tentava di strappare un brandello del lenzuolo che sarebbe diventato il suo sudario per farne una delle sue piccole tele, sulla quale dipingere forse l'inconoscibile che gli si andava finalmente svelando.”
: : Valerio Zurlini, Pagine di un diario veneziano : :
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