mercoledì 6 ottobre 2010
Il fango tossico di Veszprem, Gyor-Sopron e Vas
Sono riprese stamani le operazioni di soccorso in Ungheria, dopo che una marea di fango tossico, fuoriuscito da un impianto di lavorazione dell’alluminio nell’ovest del Paese, ha invaso alcuni villaggi.
“I lavori sono ripresi oggi, puliamo strade e case con getti d’acqua ad alta pressione”, ha dichiarato Timea Petroczi, portavoce dei servizi contro le catastrofi.
Il “fango tossico” ha provocato un disastro ecologico senza precedenti nel Paese, con almeno quattro morti, tre dispersi, 123 feriti tra i quali 61 ricoverati, e indotto il governo magiaro a proclamare lo stato di emergenza in tre province, Veszprem, Gyor-Sopron e Vas. I danni sono stimati sui 38 milioni di euro: e la bonifica dell’area durerà mesi, se non anni.
I depositi della società - quasi dei laghi artificiali - contengono circa 30 milioni di metri cubi di fango rosso, un derivato della lavorazione dell’allumina, da cui si ricava alluminio, di cui l’Ungheria è un grosso produttore. Intanto si indaga sulle responsabilità alla base del disastro, che potrebbero essere umane.
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Perché sono pericolosi
Il problema principale dei fanghi tossici, spiega Giuseppe Spagnoli, esperto di sicurezza del lavoro ed ex dirigente dell’Ispesl, è la loro basicità: “A differenza delle sostanze acide - spiega Spagnoli - quelle molto basiche non sprigionano gas pericolosi, ma sono molto pericolose per contatto, perché sono in grado di corrodere le sostanze organiche”. insomma: i fanghi sono estremamente corrosivi, e un’esposizione eccessiva può portare anche alla morte. Il governo ungherese si dice fiducioso che il fango tossico fuoriuscito da una fabbrica di alluminio non arrivi fino al Danubio. “Vi sono buone probabilità” di evitare che il fango tossico arrivi al fiume più lungo d’Europa, ha detto il premier Viktor Orban, secondo il quale non risulta il rischio di radiazioni nell’area interessata dalla catastrofe ambientale.
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da city
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