Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

giovedì 6 agosto 2026

Satana affligge Giobbe con piaghe maligne



Satana affligge Giobbe con piaghe maligne

Si tratta di una miniatura contenuta in un manoscritto miniato risalente al XII secolo. Il personaggio seduto sulla montagna di cenere è il biblico Giobbe. Il demone alato e incatenato alla sua sinistra soffia la pestilenza direttamente sul suo corpo, causandogli le simmetriche pustole rosse che rappresentano le terribili piaghe menzionate nel racconto biblico. Nel medaglione circolare in alto a destra è visibile la figura del profeta Elia (indicato dalla scritta "helias"). Questo prezioso documento storico è conservato presso la biblioteca dell'Università di Glasgow, University of Glasgow Library, Archives & Special Collections.


Sintesi del racconto
Il libro si apre con una specie di scommessa nel consiglio celeste: Dio elogia la straordinaria pietà, devozione e integrità di Giobbe, un uomo ricchissimo, giusto e timorato.
Satana (l'accusatore) ribatte che la fede di Giobbe è dettata solo dall'interesse per i beni e la protezione ricevuti. 
Dio decide allora di mettere alla prova il servo, permettendo al demonio di agire entro limiti ben precisi.
La prima prova: A Giobbe vengono tolti in un colpo solo tutti i beni materiali, il bestiame e persino i figli, morti nel crollo della loro casa. Nonostante l'immenso dolore, Giobbe non maledice Dio e pronuncia la celebre frase: "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore".
La seconda prova (il momento dell'immagine): Satana insiste che un uomo è pronto a cedere se colpito direttamente nel corpo e nella salute. Dio concede un'estensione del potere a Satana, con l'unico divieto assoluto di non ucciderlo. Come recita il passo biblico, Satana esce e colpisce Giobbe con una "ulcera maligna" (pustole, piaghe e ascessi dolorosi) dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Ridotto a un reietto, Giobbe si siede in mezzo alla cenere e usa un coccio di terracotta per grattarsi le piaghe tormentate dai parassiti. Anche di fronte alla moglie che lo esorta a "maledire Dio e morire" per porre fine allo strazio, Giobbe rifiuta di peccare e risponde: "Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?".

Il racconto prosegue poi con l'arrivo di tre amici che siedono con lui in silenzio per sette giorni davanti a una sofferenza indicibile, aprendo un lungo dibattito teologico sul perché i giusti soffrano, che troverà risposta solo nell'intervento finale di Dio e nella restaurazione di tutti i beni di Giobbe.




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