Francesco Scaramuzza - da: Tavole per la Divina Commedia: l'incontro con Cerbero (1865-76)
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanse;
non avea membro che tenesse fermo.
E ’l duca mio distese le sue spanse,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotanti si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero...
: : Inferno, Canto VI, versi 22-33 : :

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