Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

lunedì 10 agosto 2026

Mediterraneo, l’invasione delle specie aliene




Un pesce palla maculato pescsto nell'Adriatico


Il Mediterraneo è il mare più invaso del pianeta dalle specie aliene. Nel Mare Nostrum si registrano più di 1.500 specie animali e vegetali definibili aliene, in quanto non autoctone. Solo i pesci penetrati dal Mar Rosso sono 78. “Il numero è in netto aumento, veicolato dai cambiamenti climatici. 

Il fenomeno raggiunge grandi dimensioni soprattutto nei mari cosiddetti Levantini. “In Libano, Siria e Israele le specie aliene rappresentano oltre il 50% delle catture commerciali. Da noi sono più rare anche perché vengono trasportate attraverso le correnti. 

Negli ultimi 12 anni il cambiamento climatico, modificando la corrente intermedia levantina, ha consentito a un tratto di mare orientale di raggiungere le acque del Mediterraneo centrale. Per questo motivo sono arrivate nel Mediterraneo e nei mari italiani 15 specie dal Mar Rosso. Tre di loro rappresentano un pericolo: sono il Lagocephalus sceleratus , o pesce palla maculato la cui alimentazione può risultare letale – già decine le vittime nei mari orientali – il fugu, pesce di cui si nutrono i giapponesi preparato da un cuoco laureato che lo assaggia a tavola prima dei clienti ricevendone una scarica fortissima che vuole essere letta eroticamente (possiede all’interno dei propri organi una dose letale di tetrodotossina e in caso di errore significa la morte) e il lyonfish, il pesce leone, che è stato avvistato a Malta alcuni mesi fa e anche nei mari dello Ionio siciliano. Non è letale ma è un pesce dalla puntura estremamente dolorosa, ben più di quella della nostrana tracina”.

Come uscirne? “Le raccomandazioni internazionali esortano i Paesi ad adottare azioni di prevenzione, mitigazione e adattamento – sottolinea Andaloro. Si riesce a fronteggiare tutto questo con le aree marine protette e con i sistemi di prima allerta che ci hanno consentito ad esempio di trovare 12 pesci palla maculati prima che raggiungessero il consumo. Ecco perché stiamo sempre più coinvolgendo i pescatori in progetti di citizen science, per acquisire informazioni di dettaglio che solo loro ci possono dare. E’ estremamente importante restituire a loro il mare. Proprio perché sentire le risorse proprie le fa custodire , piuttosto che sentirle di nessuno”.

Andaloro sottolinea anche i rischi di un “revisionismo “ in fatto di specie aliene. “C’è oggi una forte spinta ‘politica’ a non considerare più aliene dalle convenzioni internazionali le specie che non siano state introdotte volontariamente o involontariamente dall’uomo E questo è uno scenario pericoloso soprattutto in funzione della volontà dell’Egitto di allargare il Canale di Suez: ciò aumenterà fortemente l’ingresso di specie non indigene indo-pacifiche, che stanno raggiungendo anche il Mediterraneo Centrale”.

Tra le specie introdotte dall’uomo (volontariamente o involontariamente) molte arrivano da acquacoltura e acquariologia, o per la semplice importazione di vermi da esca. Sono ben 36 le specie non mediterranee oggi allevate e vendute per la pesca in Mediterraneo. Involontariamente le specie arrivano attraverso le acque di zavorra, soprattutto le più piccole che viaggiano in spore, larve e cisti, o attraverso le incrostazioni degli scafi . Addirittura vi sono parassiti che sopravvivono con la specie che li trasporta e viaggiano anche quando questa finisce nelle reti e nei banchi dei mercati. “Ecco perché oggi – conclude l’esperto del Comitato Scientifico WWF – si sta cercando di adottare protocolli di precauzione che un tempo non esistevano.




Nessun commento: