Enrico Steiner (Alain Cuny) e la sotterranea amarezza della dolce vita
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Lo dirò come un bambino di 7 anni. Questa una delle scene più importanti del film. Nel salotto di Enrico Steiner prende vita il ritratto apatico di una società nichilista priva di valori che riconosce solo l'arte e la bellezza. L'aspirazione di Steiner: "Vivere fuori dal tempo... distaccato" - queste le sue parole a Marcello - ne sono l'essenza. I suoi ospiti parlano, si di cultura, ma senza sentirla nell'intimo, senza trasporto. Si specchiano gli uni con gli altri. E il vago senso di noia che si avverte attanaglia i personaggi trasmettendo allo spettatore una sensazione di vuoto, tema dominante dell'intero film.
Steiner, come sappiamo, è un’anima sofferente, una sorta di "talebano" che odiando la sua vita raggiungerà il suo compimento facendosi esplodere, facendo crollare quel mondo di cartapesta che lui stesso ha creato. Un mondo tranquillo e pacifico che lui nell'intimo profondamente detesta. In lui si ritrovano i concetti de "Il piacere" di D'Annunzio, tratti di letture di Pirandello, e un quell'indifferenza tipica di Moravia.
Marcello subisce profondamente l'influenza del suo amico e se in un primo momento invidia la sua vita dopo il suo suicidio capirà che l'unica via di salvezza è accettare di rinunciare a quei valori e allontanarsi da l'oscurità che invece Steiner ha deciso di accettare.
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5 commenti:
Certo un grande film e un titolo indovinatissimo, sinonimo di capolavoro in tutto il mondo.
Ce' altro. Cesare .tu puoi capire, guarda bene il film.
Qualcosa di personale? Dammi un indizio.
No, niente di personale. Tu puoi capire perchè hai la testa giusta per capire. Tutti dicono un capolavoro ma se lo guardi superficialmente può anche essere noioso invece in ogni spezzone in cui è diviso c'è grande insegnamento. Il disagio contrapposto alla gioia di vivere è espresso superbamente. I film di Sorrentino sono tutti ispirati a questo.
Sono del tutto d'accordo. Cinema poetico.
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