“I miei genitori sono arrivati in Germania come rifugiati, sono scappati dalla guerra civile della Sierra Leone. Molte persone non sanno realmente cos’è successo là.
Africa? Cos’è l’Africa? È semplicemente l’immagine in tv di bambini affamati con le pance gonfie. Ti senti male per un secondo e poi cambi canale. Questa è l’Africa, per alcune persone. Il terzo mondo, il mondo dimenticato.
È quella che viene definita mentalità ‘del gatto sull’albero’. Quando scappi da una guerra civile e arrivi in un bel posto, come la Germania, all’inizio è scioccante: accendi il telegiornale e vedi un gatto bloccato su un albero.
È salito da solo lassù, si sta solo rilassando. Ma cosa fanno? Mandano polizia e vigili del fuoco per questo piccolo gatto. Le persone si radunano attorno all’albero, alcune di loro piangono. Fanno salire un pompiere sulla scala e salvano il gatto, che riceve una coperta e una ciotola di latte. Tutti applaudono. Il pompiere è un eroe. Il gatto è un eroe.
Ma i due milioni di sfollati in una guerra civile africana? Loro sono solo un numero. Per il gatto si piange, per gli africani non si vuole nemmeno guardare.”
Leggi l'articolo integrale su The Players’ Tribune, dove Antonio parla anche dei suoi rapporti con la stampa italiana , i tifosi della lazio, Daniele Rossi, le "nonnine tedesche" e altro.

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