Ripubblico questo dipinto in una nuova versione migliorata e ampliata
Olio su tavola - 115×161 cm - Museo Mayer van den Bergh, Anversa
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Margherita nasce dal folclore fiammingo. “Dulle Griet”, letteralmente “Margherita la Pazza” o “Greta la Furiosa”, era una figura proverbiale nei Paesi Bassi del Cinquecento: una donna così aggressiva, avara e chiassosa da sembrare capace di marciare contro l’inferno stesso per depredarlo.
Era una caricatura popolare, simbolo delle donne rissose e prepotenti, una proiezione del mondo maschile che bollava la forza femminile come follia. Ma Bruegel la trasforma. Nella sua mano diventa molto più che una macchietta: diventa l’emblema della brama umana, della furia cieca che travolge ogni senso di misura. C’è in lei una scintilla tragica: non è più solo la pazza che attacca l’inferno, ma l’immagine di un’umanità intera che, nel tentativo di conquistare tutto, si perde. Bruegel prende la leggenda popolare e la volge in allegoria morale e cosmica, trasformando Margherita da caricatura a mito.
La bocca antropomorfa dell'Inferno
Figura chiave del dipinto è questo gigante che regge sulla schiena una barca con la sfera e con
un mestolo di ferro rovescia monete dal suo deretano a forma di uovo dal guscio rotto.
Si tratta forse dell'antipodo di Dulle Griet, che getta indifferente denaro alla folla che essa
raccoglie con avidità, il che suona come un richiamo all'inutilità dell'accumulare le ricchezze.
Margherita la pazza è una delle opere più enigmatiche e potenti del Cinquecento europeo, un capolavoro che unisce satira, misticismo e filosofia, e che continua a parlarci, ricordandoci che il vero inferno, come scriveva Victor Hugo, “è dentro di noi”.











2 commenti:
Quadri da guardare per ore.
Quadri che meritano un viaggio.
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