Artemisia Gentileschi - Giuditta decapita Oloferne (ca.1620-21)
Oil on canvas - 199 × 162.5 cm - Galleria degli Uffizi, Firenze
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Artemisia fin da giovane mostrò un talento precoce che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre (Artemisia fu battezzata da un altro pittore, Pietro Rinaldi, e così i suoi fratelli da altre personalità artistiche di spicco del tempo).
A Roma vi era una concentrazione di relazioni tra artisti, Artemisia crebbe in un quartiere popolato da pittori e artigiani e il suo ambiente naturale era legato all'arte, basti pensare che tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento Caravaggio lavorava nella Basilica di Santa Maria del Popolo e nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, Guido Reni e Domenichino gestivano il cantiere a S.Gregorio Magno, i Carracci terminavano gli affreschi della Galleria Farnese.
Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all'arte del Caravaggio (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo. Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio.
L'influenza del Merisi venne mitigata dall'altrettanto forte influenza del padre. L'apprendistato presso Orazio rappresentò per Artemisia, pittrice donna, l'unico modo per esercitare l'arte, essendole precluse le scuole di formazione. Alle donne veniva negato l'accesso alla sfera del lavoro e la possibilità di crearsi un proprio ruolo sociale.
A Roma vi era una concentrazione di relazioni tra artisti, Artemisia crebbe in un quartiere popolato da pittori e artigiani e il suo ambiente naturale era legato all'arte, basti pensare che tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento Caravaggio lavorava nella Basilica di Santa Maria del Popolo e nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, Guido Reni e Domenichino gestivano il cantiere a S.Gregorio Magno, i Carracci terminavano gli affreschi della Galleria Farnese.
Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all'arte del Caravaggio (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo. Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio.
L'influenza del Merisi venne mitigata dall'altrettanto forte influenza del padre. L'apprendistato presso Orazio rappresentò per Artemisia, pittrice donna, l'unico modo per esercitare l'arte, essendole precluse le scuole di formazione. Alle donne veniva negato l'accesso alla sfera del lavoro e la possibilità di crearsi un proprio ruolo sociale.


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4 commenti:
Un gran bel talento. Oggi l'arte è un po troppo mitizzata, come il calcio. C'è molto divismo. La Gentileschi era interessante anche come persona.
Mi incuriosisce molto. Sarebbe bello poterla vedere com'era, come si muoveva e rapportava con gli altri, che cosa diceva. Quante cose non sapremo mai, quanti posti non vedremo mai; come ad esempio tutti quei panorami che "taggo" darkcolorworld. Quanti libri da leggere... uff!
Simpatizzo, ma mi tocca dire che il contrario, la sazietà, è peggio.
La sazietà di quanto sopra è impossibile.
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