Bernardino Luini - Salomè con la testa di Giovanni Battista, c.1525-30

giovedì 27 gennaio 2011

Lager di Auschwitz-Birkenau


Alle cinque di mattina di quel sabato il maggiore Shapiro spalanca il grande cancello e al soldato Yakov Vincenko appare l'inferno in terra.

«Una mosca nell'ombra, avvertii una presenza. Strisciava nel fango, davanti a me. Si voltò e apparve il bianco di occhi enormi, dilatati. Tacemmo: da lontano ci investiva l'eco smorzata degli scoppi. Tra i due, solo io sapevo che erano i colpi dell'artiglieria tedesca in fuga. Pensai ad uno spettro, mi assalì il dubbio di essere stato colpito, magari ucciso. Non sognavo, ero di fronte ad un morto vivente. Dietro a lui, oltre la nebbia scura, intuii decine di altri fantasmi. Ossa mobili, tenute assieme da pelle secca ed invecchiata. L'aria era irrespirabile, un misto di carne bruciata ed escrementi. Ci sorprese la paura di un contagio, la tentazione di scappare. Non sapevo dove fossi sbucato. Un commilitone mi disse che eravamo ad Auschwitz. Abbiamo proseguito, senza una parola».
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Yakov Vincenko, il primo soldato russo entrato ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945.
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