Jiří Orten: Di chi sono?
Io sono dei piovaschi e delle siepi
e delle erbe chinate dalla pioggia
e della chiara canzone che non gorgheggia,
del desiderio che sta chiuso in lei.
Di chi sono?
Io sono di ogni piccola cosa smussata
che mai spigoli ha conosciuto,
dei piccoli animali che reclinano la testa,
sono della nuvola quando è straziata.
Di chi sono?
Io sono del timore che mi ha tenuto
con le sue trasparenti dita,
del coniglietto che in un giardino in penombra
esercita il suo fiuto.
Di chi sono?
Io sono dell’inverno ostile ai frutti
e della morte, se il tempo lo chieda,
io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,
al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.
Anima bella della nutrita schiera degli artisti cechi, mi chiedo cos' altro avrebbe potuto scrivere se non fosse morto a ventidue anni esatti, in circostanze orribili: investito da un'ambulanza viene inizialmente trasportato all'Ospedale Generale dove le cure, in quanto ebreo, gli vengono rifiutate.
Muore dopo due giorni di coma, il 1 Settembre del 1941.

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