Jakub Schikaneder - Poslední cesta (L'ultimo Viaggio)(ca. 1890-95)

domenica 4 aprile 2021

(cup3tint3amici) John Carlos: Raccontate ai vostri figli la storia di Peter, l'uomo bianco nella foto







Per una volta guardiamo il terzo. Quello a sinistra, il bianco. Che per una questione di millisecondi si ritrovò nella foto più iconica della storia dello sport. Si chiamava Peter Norman, australiano, cattolico, 26enne. Alla finale dei 200 metri delle Olimpiadi del Messico 1968 arrivò secondo. Al primo e al terzo posto, due americani neri: Tommie Smith e John Carlos. ⁣ 
Momento della premiazione, sera d’estate del 1968. Sono gli anni della marcia di Selma, di Martin Luther King, della segregazione. Qualche secondo prima di salire sul podio, Peter Norman vede i due neri prepararsi per la protesta. Li vede indossare una coccarda, simbolo della lotta contro il razzismo, e cercare dei guanti neri. «Date una coccarda anche a me, sono con voi», dice entusiasta e senza troppo pensarci. Non è un militante, ma non capisce perché i neri debbano essere discriminati dai bianchi. Semplice. Leggenda vuole che sia lui a decidere la coreografia passata alla storia: Carlos ha dimenticato i guanti, ora ce n’è solo un paio. «Mettetene uno a testa», suggerisce lui. La storia è fatta. L’amicizia è nata. Casuale, disinteressata ed eterna. Scesi dal podio, avranno una vita in salita. Tutti e tre. Smith e Carlos saranno cacciati dal villaggio olimpico e lavoreranno uno come scaricatore di porto e l’altro come buttafuori. Peter Norman non verrà richiamato all’Olimpiade di quattro anni dopo. Continuerà la propria vita insegnando educazione fisica e lavorando in una macelleria. E no, non sarà neppure invitato a Sidney 2000. Un fantasma. ⁣ L’unica cosa che non finirà sarà la sua amicizia con Carlos e Smith, iniziata quella sera d’estate. «Norman fu un soldato solo che combattè contro il razzismo», dirà Carlos, «Ogni australiano dovrebbe essere fiero di lui». I tre continueranno a sentirsi per quasi quarant'anni, fino al 2006. A morire per primo sarà proprio Peter, l'uomo bianco, portato via da un infarto. Il giorno del funerale, a portare in spalla la sua bara, c'erano Carlos e Smith.⁣La storia di Peter Norman andrebbe raccontata nelle scuole, un eroe silenzioso della discriminazione.


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A differenza di Smith e Carlos, Norman continuò a correre ma nonostante avesse ottenuto il tempo limite per ben 7 volte nei 200 metri e per 3 volte nei 100 non fu convocato dalla federazione australiana per le olimpiadi di Monaco del ‘72 che preferì non mandare nessun velocista ai giochi.

Il suo tempo di 20′’06 corso a Città del Messico è tuttora record australiano e dell’Oceania.

La statua raffigurante il podio del ‘68 eretta all’Università di San Josè a Washington per commemorare il gesto di Smith e Carlos ha il secondo gradino del podio VUOTO.

Va detto che nel 2012 il Parlamento australiano ha riconosciuto i meriti e i valori di Norman on una dichiarazione ufficiale:
This House:
1) recognizes the extraordinary athletic achievements of the late Peter Norman, who won the silver medal in the 200 metres sprint running event at the 1968 Mexico City Olympics, in a time of 20.06 seconds, which still stands as the Australian record;
2) acknowledges the bravery of Peter Norman in donning an Olympic Project for Human Rights badge on the podium, in solidarity with African-American athletes Tommie Smith and John Carlos, who gave the ‘black power’ salute;
3) apologizes to Peter Norman for the wrong done by Australia in failing to send him to the 1972 Munich Olympics, despite repeatedly qualifying; and
4) belatedly recognizes the powerful role that Peter Norman played in furthering racial equality

La Federazione Australiana di Atletica Leggera, seppur tardivamente, ha riconosciuto i suoi meriti, istituendo il Peter Norman Day nel giorno del suo funerale il 9 Ottobre. A Melbourne sempre nel 2012 è stata finalmente eretta una statua in suo onore.






da: proust2000.tumblr

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