Il Deserto di Atacama è situato nel Cile settentrionale tra la catena andina e la Cordigliera della Costa presso il Pacifico.
Il deserto di Atacama è il deserto più asciutto del globo.
Dice wikipedia: "Reperti archeologici indicano che la zona di San Pedro de Atacama fu il centro di una misteriosa civilizzazione del Paleolitico che ha costruito fortificazioni sulla roccia delle ripide montagne che circondano la valle".
Non si sa perchè "misteriosa" si sa invece che nei tempi preispanici l’area di San Pedro de Atacama è stata una delle aree con più alta incidenza di uso di sostanze psicoattive nel mondo. Tra il terzo e il decimo secolo della nostra era, circa il 22% della popolazione maschile usava polveri da fiuto allucinogene.
Questi dati sono stati ottenuti dagli sudi effettuati sui resti trovati in quest’area dove il clima secco ha permesso un’eccellente conservazione di manufatti tessili, in legno o in osso, e di resti umani, mummificati dal clima arido.
E' proprio addosso a queste mummie che sono trovati i kit da fiuto che vedete in figura e che consistono in una borsa di lana contenente:
1. una tavoletta rettangolare in legno,
2. un tubo per fiutare generalmente in legno o in osso,
3. un cucchiaio o spatola,
4. un piccolo mortaio con pestello
5. uno o più astucci di pelle atti a conservare le polveri da fiuto.
Tipico corredo delle mummie di San Pedro de Atacama: borse di lana contenenti il kit completo per fiutare polveri psicoattive
Tavoletta da fiuto di San Pedro de Atacama. La polvere veniva appoggiata nell'incavo inferiore.
Analisi chimica e botanica dei reperti di polveri da fiuto
Soltanto di recente sono state determinate l’identità botanica e la composizione chimica delle polveri da fiuto archeologiche (Torres et al. 1991). Fino ad ora le testimonianze erano essenzialmente costituite dalle descrizioni dei primi cronisti europei e dal confronto fra i manufatti archeologici e quelli amazzonici raccolti negli ultimi duecento anni (Pané 1974; Wassén 1965, 1967).
Nella tomba 112 del sito preispanico conosciuto come Solcor 3 a San Pedro de Atacama sono stati rinvenuti due campioni di polveri da fiuto, miracolosamente conservatisi all’interno degli astucci di cuoio. Il sito è stato datato da una serie di sette analisi al carbonio radioattivo e per mezzo di sei campioni di ceramica sottoposti all’analisi della termoluminescenza. La datazione va dal 320 al 910 d.C. La data approssimativa della tomba 112 è del 780 d.C., come è stato possibile determinare col metodo del carbonio radioattivo e con il confronto con i manufatti trovati in altre tombe già datate. La mummia trovata nella tomba 112 aveva due corredi da fiuto contenuti in borse di fibra tessile multicolore, entrambe collocate all’altezza delle spalle, a destra e a sinistra del corpo. Ciascuna borsa conteneva una tavoletta rettangolare, un tubo da fiuto semplice, due astucci in pelle contenenti la polvere da fiuto, e un cucchiaino.
L’analisi chimica ha evidenziato in entrambi i campioni di polvere da fiuto la presenza degli alcaloidi psicoattivi dimetiltriptamina (DMT), 5-metossidimetiltriptamina (5-Meo-DMT) e 5-idrossi-N,N-dimetiltriptamina (bufotenina) (Torres et al. 1991). La presenza di bufotenina in queste polveri da fiuto induce a pensare che la fonte botanica di simile materiale fosse un albero appartenente al genere Anadenanthera (fam. Leguminosae). Questo è l’unico genere di piante contenenti bufotenina usato nel "complesso" delle polveri da fiuto. Inoltre, sempre in Solcor 3, si sono rinvenuti piccoli astucci contenenti semi di Anadenanthera,appartenenti al medesimo periodo dei campioni di polvere da fiuto analizzati.
Gli effetti di queste triptamine sono rapidi e potenti, e inducono radicali modifiche dello stato di coscienza e di entrambi i sistemi cognitivo e percettivo.
Anadenanthera colubrina è la specie nativa delle Ande centro-meridionali e della periferia del bacino amazzonico meridionale e molto probabilmente la pianta usata a San Pedro de Atacama. L’utilizzo di polvere da fiuto ottenuta dall’A. colubrina è ancora diffuso fra i Mataco, che vivono nell’area delineata dai fiumi Bermejo e Pilcomajo, al confine fra l’Argentina e il Paraguay (Califano, 1975; Reis Altschul, 1964).
Ulteriori prove dell’A. colubrina come fonte delle polveri da fiuto archeologiche ci provengono dai diari dei primi esploratori europei del Sud America. Questi riferiscono di polveri preparate con i semi o i baccelli di un albero. Secondo Oviedo y Valdés, che scriveva nel 1535, la polvere da fiuto cohoba dei Taino delle Grandi Antille era ottenuta da un albero i cui baccelli contenevano semi dall’aspetto di lenticchie. Nel 1560 Pedro de Aguado descriveva lo yopo colombiano come ricavato dai semi o dai fagioli di un albero. Bernardo de Vargas Machuca nel XVI secolo, e l’esploratore gesuita José Gumilla nel XVIII secolo descrissero la fonte delle polveri da fiuto come i semi di un albero.
Più tardi, nel 1802, Alexander von Humboldt, nel corso dei suoi viaggi in Amazzonia, osservò fra gli Otomac l’uso di una polvere preparata dai semi fermentati di un albero. Nel 1850, anche il botanico ed esploratore inglese Richard Spruce testimoniò la preparazione di una polvere da fiuto ottenuta dai semi di un albero. La situazione è analoga nelle Ande peruviane, dove i primi cronisti, come lo scrittore Santa Cruz de Pachacuti del XVI secolo, riportarono preparazioni di polveri da fiuto da semi o baccelli.
Soltanto di recente sono state determinate l’identità botanica e la composizione chimica delle polveri da fiuto archeologiche (Torres et al. 1991). Fino ad ora le testimonianze erano essenzialmente costituite dalle descrizioni dei primi cronisti europei e dal confronto fra i manufatti archeologici e quelli amazzonici raccolti negli ultimi duecento anni (Pané 1974; Wassén 1965, 1967).
Nella tomba 112 del sito preispanico conosciuto come Solcor 3 a San Pedro de Atacama sono stati rinvenuti due campioni di polveri da fiuto, miracolosamente conservatisi all’interno degli astucci di cuoio. Il sito è stato datato da una serie di sette analisi al carbonio radioattivo e per mezzo di sei campioni di ceramica sottoposti all’analisi della termoluminescenza. La datazione va dal 320 al 910 d.C. La data approssimativa della tomba 112 è del 780 d.C., come è stato possibile determinare col metodo del carbonio radioattivo e con il confronto con i manufatti trovati in altre tombe già datate. La mummia trovata nella tomba 112 aveva due corredi da fiuto contenuti in borse di fibra tessile multicolore, entrambe collocate all’altezza delle spalle, a destra e a sinistra del corpo. Ciascuna borsa conteneva una tavoletta rettangolare, un tubo da fiuto semplice, due astucci in pelle contenenti la polvere da fiuto, e un cucchiaino.
L’analisi chimica ha evidenziato in entrambi i campioni di polvere da fiuto la presenza degli alcaloidi psicoattivi dimetiltriptamina (DMT), 5-metossidimetiltriptamina (5-Meo-DMT) e 5-idrossi-N,N-dimetiltriptamina (bufotenina) (Torres et al. 1991). La presenza di bufotenina in queste polveri da fiuto induce a pensare che la fonte botanica di simile materiale fosse un albero appartenente al genere Anadenanthera (fam. Leguminosae). Questo è l’unico genere di piante contenenti bufotenina usato nel "complesso" delle polveri da fiuto. Inoltre, sempre in Solcor 3, si sono rinvenuti piccoli astucci contenenti semi di Anadenanthera,appartenenti al medesimo periodo dei campioni di polvere da fiuto analizzati.
Gli effetti di queste triptamine sono rapidi e potenti, e inducono radicali modifiche dello stato di coscienza e di entrambi i sistemi cognitivo e percettivo.
Anadenanthera colubrina è la specie nativa delle Ande centro-meridionali e della periferia del bacino amazzonico meridionale e molto probabilmente la pianta usata a San Pedro de Atacama. L’utilizzo di polvere da fiuto ottenuta dall’A. colubrina è ancora diffuso fra i Mataco, che vivono nell’area delineata dai fiumi Bermejo e Pilcomajo, al confine fra l’Argentina e il Paraguay (Califano, 1975; Reis Altschul, 1964).
Ulteriori prove dell’A. colubrina come fonte delle polveri da fiuto archeologiche ci provengono dai diari dei primi esploratori europei del Sud America. Questi riferiscono di polveri preparate con i semi o i baccelli di un albero. Secondo Oviedo y Valdés, che scriveva nel 1535, la polvere da fiuto cohoba dei Taino delle Grandi Antille era ottenuta da un albero i cui baccelli contenevano semi dall’aspetto di lenticchie. Nel 1560 Pedro de Aguado descriveva lo yopo colombiano come ricavato dai semi o dai fagioli di un albero. Bernardo de Vargas Machuca nel XVI secolo, e l’esploratore gesuita José Gumilla nel XVIII secolo descrissero la fonte delle polveri da fiuto come i semi di un albero.
Più tardi, nel 1802, Alexander von Humboldt, nel corso dei suoi viaggi in Amazzonia, osservò fra gli Otomac l’uso di una polvere preparata dai semi fermentati di un albero. Nel 1850, anche il botanico ed esploratore inglese Richard Spruce testimoniò la preparazione di una polvere da fiuto ottenuta dai semi di un albero. La situazione è analoga nelle Ande peruviane, dove i primi cronisti, come lo scrittore Santa Cruz de Pachacuti del XVI secolo, riportarono preparazioni di polveri da fiuto da semi o baccelli.
da www.samorini.it




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