La fine della Guerra Fredda non coincide con la fine delle guerre. Al contrario, segna l’inizio di una nuova fase: una guerra diffusa, globale, permanente, in cui il conflitto non ha più un campo di battaglia riconoscibile. il mondo è entrato in una forma di conflitto permanente in cui il capitale è il vero attore bellico.
Non si combatte principalmente per occupare territori, ma per riorganizzare intere società secondo le esigenze del capitalismo.
La guerra, così intesa, si manifesta in diversi modi:
▪ Privatizzazioni
▪ Smantellamento dei servizi pubblici
▪ Distruzione delle economie comunitarie
▪ Migrazioni forzate
▪ Precarizzazione del lavoro
▪ Marginalizzazione delle popolazioni indigene e rurali
È ovviamente anche nei conflitti veri e propri. Il cardine di quest’analisi è che lo Stato-nazione sta perdendo progressivamente e inesorabilmente il suo ruolo storico. Non è più il principale soggetto del potere: al suo posto emergono grandi organismi finanziari, imprese transnazionali e istituzioni economiche internazionali. In questo scenario lo Stato diventa uno strumento di gestione locale di dinamiche decise altrove.
La “Quarta Guerra Mondiale”, quindi, è una condizione immanente della contemporaneità neoliberista, in cui le pratiche di dominio passano attraverso le armi, ma anche e soprattutto attraverso l’economia, la tecnologia e la fagocitazione di ogni risorsa umana e ambientale.
La Resistenza a questo processo è rappresentata da forme di difesa e costruzione autonoma: assemblee popolari, giunte di governo locale, pratiche di autogestione e un’idea di autonomia che non mira alla conquista dello Stato, ma alla possibilità di esistere al di fuori delle logiche imposte dal capitalismo.
La “Quarta Guerra Mondiale”, quindi, è una condizione immanente della contemporaneità neoliberista, in cui le pratiche di dominio passano attraverso le armi, ma anche e soprattutto attraverso l’economia, la tecnologia e la fagocitazione di ogni risorsa umana e ambientale.
La Resistenza a questo processo è rappresentata da forme di difesa e costruzione autonoma: assemblee popolari, giunte di governo locale, pratiche di autogestione e un’idea di autonomia che non mira alla conquista dello Stato, ma alla possibilità di esistere al di fuori delle logiche imposte dal capitalismo.

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