Io vi consiglio di leggere tutta la storia di Alfonsina sulla classica pagina di Wikipedia qui un insufficiente riassunto ve lo propongo a seguire.
Nel 1907, sedicenne, andò a Torino, città nella quale il ciclismo si era radicato e dove le donne su due ruote non erano motivo di particolare scandalo. Nell'ex capitale del Regno cominciò a gareggiare, battendo anche la famosa Giuseppina Carignano e guadagnandosi il titolo di «miglior ciclista italiana».
Nel 1917, in piena Grande Guerra, Alfonsina si presentò alla redazione della Gazzetta, il quotidiano organizzatore, per chiedere di iscriversi al Giro di Lombardia. Nessun regolamento glielo impediva ― essendo tra l'altro tesserata come dilettante di seconda categoria ― e così Armando Cougnet, patron delle corse, accettò l'iscrizione; era la prima volta che l'emiliana partecipava a una corsa su strada sfidando atleti di sesso maschile.
Dopo aver preso parte ai due Giri di Lombardia, nel 1924, tra mille polemiche, Emilio Colombo e Armando Cougnet, rispettivamente direttore e amministratore della Gazzetta dello Sport, le permisero di iscriversi al Giro d'Italia di quell'anno. Fu quella probabilmente una scelta di puro carattere promozionale: per partecipare le squadre più prestigiose avevano infatti chiesto delle ricompense in denaro, e al secco no degli organizzatori avevano deciso di disertare la corsa. Mancavano così campioni come Girardengo, Brunero, Bottecchia; gli atleti dovevano peraltro iscriversi a titolo individuale e la corsa rischiava di passare inosservata. Relativamente alla presenza di Alfonsina Morini Strada molti erano tuttavia i contrari in seno allo stesso gruppo di organizzatori: si temeva infatti che il Giro potesse risultare una vera e propria "pagliacciata".
E così, nei giorni precedenti al via il suo nome non apparve nell'elenco dei partecipanti. A tre giorni dalla partenza, però, il suo nome comparve sulla Gazzetta dello Sport come "Alfonsin Strada di Milano"; non si sa se la "a" mancante fosse dovuta a un errore o a una precisa volontà, fatto sta però che un altro quotidiano, il Resto del Carlino di Bologna, andò a riportare il nome "Alfonsino Strada". Solo alla partenza gli organizzatori chiarirono che il partecipante era Alfonsina Morini Strada, e la stessa Gazzetta si astenne da articoli particolarmente vistosi[27]. In breve la notizia si diffuse in tutta Italia, creando curiosità, sospetto, approvazione e scherno.
Il tracciato del Giro 1924 attraversava la penisola per 3.613 chilometri; 12 erano le tappe, intervallate da 11 giorni di riposo, 108 gli iscritti, solo novanta dei quali al via. Alfonsina partì da Milano con il numero 72 cucito su una divisa nera. Per Alfonsina Morini Strada era molto difficoltoso reggere il passo dei colleghi maschi, ma ogni volta riuscì a tagliare il traguardo di tappa, la maggior parte delle volte con alcune ore di ritardo, ma sempre accolta da fiori, donazioni in denaro, bande musicali e striscioni di incoraggiamento; peraltro si fermava sovente a distribuire cartoline autografate ai tifosi.
Nella prima tappa, da Milano a Genova (300,3 Km), Alfonsina giunge con 2 ore e 28 minuti di ritardo, suscitando curiosità, meraviglia e anche ammirazione anche da parte del pubblico femminile. Arrivò 56º al traguardo di Firenze della seconda tappa (307,9 km), con oltre 2 ore di ritardo dal vincitore, ma con l'ovazione degli spettatori del velodromo cittadino, che le offrirono un mazzo di rose rosse.
Nella terza tappa (Firenze-Roma di 284,4 km) tagliò il traguardo due ore e mezza dopo il vincitore, ma fu di nuovo accolta in trionfo.
La lunghissima tappa Bologna-Fiume (415 km) impegnò Alfonsina sui pedali per ben 21 ore consecutive, e alla fine anche i giornalisti più irriverenti dovettero riconoscere la tenacia ed il coraggio della ciclista emiliana.
Dei novanta ciclisti partiti da Milano all'inizio del Giro, solo in trenta completarono la corsa, e fra essi, figurò Alfonsina Morini Strada.
Dopo l'edizione del 1924, gli organizzatori del Giro d'Italia negarono l'iscrizione ad Alfonsina Strada, la quale tuttavia percorse ugualmente le strade della più famosa gara a tappe italiana, conquistandosi amicizia, stima ed ammirazione di famosi colleghi ciclisti come Cougnet, Giardini, Emilio Colombo, Cattaneo, Lattuarda, Girardengo, oltre che dei giornalisti.
Il 13 settembre 1959, dopo aver assistito alla gara classica d'autunno delle Tre Valli Varesine, morì d'infarto all'età di 68 anni.
A lei si sono ispirati in molti, per esempio negli anni 1950: Giovanni D'Avanzi e Marcello Marchesi composero la canzone Bellezze in bicicletta, interpretata da Silvana Pampanini nell'omonimo film, e poi dal Trio Lescano e Mina.:

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