Rembrandt Harmenszoon van Rijn - Giuditta al banchetto di Oloferne (1634)
Olio su tela - 143 x 154.7 cm - Museo del Prado, Madrid, Spagna
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Giuditta era una ricca e bella vedova che insieme alla gente di Betulia stava subendo da 34 giorni l'assedio dei babilonesi di Oloferne.
Giuditta si vesti e si agghindò in modo da essere attraente agli occhi del capo nemico e si recò con una ancella nel campo nemico. Catturata, fu portata innanzi a Oloferne che, colpito dalla sua bellezza, pensò di farla sua.
Oloferne fece preparare un gran banchetto e volle che la bella ebrea si sedesse accanto a lui.
Giuditta finse di esser ammirata della forza di Oloferne e innamorata di lui.
Durante il banchetto Giuditta si mostrò compiacente e docile con l'uomo che mangiò e bevve al punto di ubriacarsi.
Quando gli altri commensali se ne furono andati, Giuditta rimase sola con Oloferne steso su un divano, mise la sua ancella di guardia alla porta, poi prese la grande spada di Oloferne, e con essa gli tagliò il capo.
Giuditta si vesti e si agghindò in modo da essere attraente agli occhi del capo nemico e si recò con una ancella nel campo nemico. Catturata, fu portata innanzi a Oloferne che, colpito dalla sua bellezza, pensò di farla sua.
Oloferne fece preparare un gran banchetto e volle che la bella ebrea si sedesse accanto a lui.
Giuditta finse di esser ammirata della forza di Oloferne e innamorata di lui.
Durante il banchetto Giuditta si mostrò compiacente e docile con l'uomo che mangiò e bevve al punto di ubriacarsi.
Quando gli altri commensali se ne furono andati, Giuditta rimase sola con Oloferne steso su un divano, mise la sua ancella di guardia alla porta, poi prese la grande spada di Oloferne, e con essa gli tagliò il capo.

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