Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

martedì 15 giugno 2010

L'epopea di Gilgamesh

Gilgamesh, Re di Uruk
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Non troverai quello che cerchi.
Perchè, quando gli dei crearono l'uomo,
non condivisero con lui l'immortalità.
Riempiti la pancia.
Fai festa giorno e notte,
rendi piene di gioia le tue giornate.
Ama il bimbo che ti tiene la mano.
Fà che tua moglie sia felice nelle tue braccia.
Perchè queste soltanto sono le preoccupazioni dell'uomo.
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L'epopea di Gilgamesh (2.500 a.C.)
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L'Epopea di Gilgamesh è un poema epico babilonese, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla, che risale a circa 4500 anni fa. L'Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi.
Di quest'opera noi possediamo, oltre all'edizione principale allestita per la biblioteca del re Assurbanipal e ora conservata nel British Museum di Londra, altre versioni più antiche e frammentarie. Tutti i popoli che sono venuti a contatto con il mondo sumerico hanno avvertito la grandezza dell'ispirazione, tanto è vero che tavolette cuneiformi con il testo di Gilgameš sono state trovate in Anatolia, scritte in ittita e hurrita, e in Siria-Palestina. I testi più antichi che trattano le avventure dell'eroe appartengono alla letteratura sumerica e scene dell'epopea si ritrovano, oltre che su vari bassorilievi, su sigilli cilindrici del III millennio a.C.
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