Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

venerdì 17 marzo 2023

Più gatti hai, più a lungo vivrai






 
Nella prossima vita voglio essere un gatto.
Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare.
Starsene seduti a leccarsi il culo.
Gli umani sono dei poveretti, rabbiosi e fissati.

: :  Charles Bukowski  : :



"Se sei giù di morale, basta guardare i gatti e ti sentirai meglio, perché loro sanno che tutto è semplicemente com'è. Non vale la pena scaldarsi. Loro lo sanno e basta. Sono i salvatori. Più gatti hai, più a lungo vivrai. Se hai cento gatti, vivi dieci volte di più che se ne hai dieci. Prima o poi questa cosa verrà scoperta e la gente avrà migliaia di gatti e vivrà per sempre..."

Heinrich Karl Bukowski o come lo conosciamo noi Charles Bukowski amava la vita, il sesso, le corse di cavalli e il bere. Ovviamente amava scrivere e amava farlo circondato  di notte, dai suoi 9 gatti.

Avrebbe voluto chiamarli Ezra, Céline, Turgenev, Ernie, Fëdor e Gertrude, ma siccome si definiva "un bravo ragazzo", ha lasciato scegliere alla seconda moglie, Linda Lee, anch' ella amante di questi animali meravigliosi. Poi però si lamentava: "Manco un Tolstoj in tutto 'sto cazzo di gruppo". Solo un Ting, un Ding, un Beeker, un Bhau, un Feather e un Beauty...

Bukowski, che parlava male di tutto e tutti (bollato come misogino, omofobo, sporcaccione, nazista...) tratta le sue "piccole tigri" con grande rispetto - anche quando affronta quelle più malvagie che "mangiano gli uomini" - proprio perché sono queste creature dalla «bellezza del diavolo», le prime a dare e pretendere rispetto, maestre nell'arte della sopravvivenza. Indipendenti, fiere, combattenti senza mai tradire la loro vera natura. Indipendenti, fiere, combattenti senza mai tradire la loro vera natura. Intimamente selvagge, ribelli e anche un po’ ciniche. Buk si identificava in loro, da loro si faceva ispirare tanto da dedicargli una lunga serie di poesie. 

Un giorno dunque si presentò «il Manx», un vecchio gatto strabico, dal carattere tosto (e un vero duro», lo definisce il vecchio Hank). Con la lingua a penzoloni e la coda mozzata. «È bellissimo, ha cervello. L’abbiamo portato dal veterinario per fargli fare la radiografia, è stato messo sotto da una macchina», racconta. «Il dottore dice: “Questo gatto è stato investito due volte, gli hanno sparato, gli hanno tagliato la coda”. Gli ho detto: “Questo gatto sono io”. È arrivato alla mia porta che stava morendo di fame. Sapeva benissimo dove venire. Tutti e due siamo barboni sopravvissuti alla strada». 

Scrittore controcorrente (l’anima libera è rara») e uomo dalla vita spericolata, sapeva riconoscere l’anima sincera degli animali «incapaci di dire bugie». Forze della natura, mettono di buonumore quando ti girano intorno, e regalano emozioni incredibili quando si addormentano sui piedi e fanno sentire il loro peso gentile. «Un gatto è la raffigurazione del meccanismo perpetuo come il mare… lo accarezzi solo perché lui te lo permette». Poi, certo i miei sanno essere lunatici, scostanti e vanitosi, però «quando ti senti male, proprio male, se ti metti a guardare un gatto con quel modo scazzato come fanno loro è una lezione sul perseverare contro le avversità». Terapia allo stato puro, sanno come insegnarti la calma e l’ineluttabilità degli eventi: basta conviverci. Non importa quanto bisogna spendere per le scatolette di tonno, loro sono energia positiva. Lo sapeva bene Bukowski che trascorreva le sue notti alcoliche e di scrittura con loro, liberi di mettere le zampette ovunque, anche nella tazzina del caffè. Non è la loro bellezza fisica ad affascinarlo, quanto il loro essere sempre se stessi, anche dormendo 20 ore al giorno , spaparanzati ovunque ci sia un angolo silenzioso.





per lunghi tratti di: DANIELA MATROMATTEI (Libero)

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