Jakub Schikaneder - Poslední cesta (L'ultimo Viaggio)(ca. 1890-95)

domenica 28 novembre 2010

New York - The underbelly project

 

Il filmato qui sopra è la 'Shadow machine', una "macchina delle ombre": si tratta di un proiettore analogico, realizzato a mano, in cui sei immagini "accese" in sequenza da altrettanti Led creano un breve filmato di due fabbri di fine '800 al lavoro.

Questa proiezione fantasma fa parte di una mostra illegale che si è tenuta recentemente a New York. Un evento durato un solo giorno a cui hanno partecipato centinaia di artisti da tutto il mondo. In segreto. La mostra - chiamata "The underbelly project" - ha raccolto quadri, graffiti e altre opere nei sotterranei abbandonati di una vecchia stazione metro della Grande Mela. L'oscurità è stato ovviamente il tema dominante, e perfetto è lo slogan che un reporter del New York Times - uno dei pochi riusciti a procurarsi un "invito" - ha letto sui muri e riportato sul suo giornale: "We Own The Night" ("La notte è nostra")

Una stazione abbandonata della metro di New York trasformata in una “galleria d’arte” clandestina. Piccolo particolare: nessuno, a parte i due anonimi ideatori e gli street-artist che hanno partecipato al progetto, sa dove si trovi.

A raccontare questo affascinante mistero urbano è il New York Times, che ha intervistato i due curatori dell’”Underbelly Project”, nascosti dietro gli psudonimi di PAC e Workhorse.


Per 18 mesi, nelle buie gallerie della Subway più famosa al mondo, i migliori writer della Grande Mela si sono dati da fare per trasformare le pareti di questa stazione dimenticata in vere e proprie opere d’arte (ce ne sono ben 103, per ora), che nessuno, però, può vedere. Anche perché, se i curatori o gli ospiti “clandestini” venissero beccati dalla Sicurezza, rischierebbero l’arresto e una grossa multa.

Ma qual è, allora, il senso di questa «mostra permanente senza pubblico»? «Vogliamo preservare la sacralità del luogo, ma allo stesso tempo vogliamo che le persone sappiano che esista. Desideriamo, insomma, che diventi parte del folklore della scena artistica urbana» spiega PAC al Nyt. Dando un nuovo significato all’espressione “leggenda metropolitana”.
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