Il filmato qui sopra è la 'Shadow machine', una "macchina delle ombre": si tratta di un proiettore analogico, realizzato a mano, in cui sei immagini "accese" in sequenza da altrettanti Led creano un breve filmato di due fabbri di fine '800 al lavoro.
Una stazione abbandonata della metro di New York trasformata in una “galleria d’arte” clandestina. Piccolo particolare: nessuno, a parte i due anonimi ideatori e gli street-artist che hanno partecipato al progetto, sa dove si trovi.
A raccontare questo affascinante mistero urbano è il New York Times, che ha intervistato i due curatori dell’”Underbelly Project”, nascosti dietro gli psudonimi di PAC e Workhorse.
Per 18 mesi, nelle buie gallerie della Subway più famosa al mondo, i migliori writer della Grande Mela si sono dati da fare per trasformare le pareti di questa stazione dimenticata in vere e proprie opere d’arte (ce ne sono ben 103, per ora), che nessuno, però, può vedere. Anche perché, se i curatori o gli ospiti “clandestini” venissero beccati dalla Sicurezza, rischierebbero l’arresto e una grossa multa.
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