Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

sabato 23 agosto 2025

Albert Tirrell: il primo killer sonnambulo




"The Boston Tragedy", the murder of Maria Bickford, 1846
National Police Gazette, 1846



Albert Jackson Tirrell, nato nel 1824, ventunenne già sposato e con due figli, nel 1845 conobbe la ventenne Maria Bickford, una prostituta di Boston di cui si invaghì. Albert lasciò la moglie e andò a vivere con la nuova compagna, ma la ragazza non abbandonò la sua professione. La sera del 27 ottobre del 1845, Maria si trovava nella casa di piacere dove lavorava quando una serie di piccoli incendi divamparono per il locale e ne svegliarono il proprietario, che rinvenne il cadavere della ragazza.

Qualcuno le aveva tagliato la gola da un orecchio all’altro in modo violentissimo, al punto che la testa era quasi del tutto recisa dal collo. L’arma del delitto era ancora lì, sulla scena del crimine: un rasoio da uomo. L’intervento delle autorità fu tempestivo e, oltre a rinvenire alcuni pezzi dei vestiti di Albert e il suo bastone nella stanza della ragazza, dei testimoni dichiararono di averlo visto prima entrare e poi allontanarsi dall’edificio. Partì la caccia all’uomo. Gli investigatori riuscirono ad arrestare l’uomo il 6 dicembre a New Orleans e lo riportarono a Boston per processarlo. La famiglia Tirrell ingaggiò uno dei più stimati avvocati della città, Rufus Choate, famoso per le sue innovative strategie difensive.

In un clima di tensione e shock per quell’evento passato alla storia come La tragedia di Boston, le prove contro Albert erano schiaccianti, ma questi continuava a professarsi innocente e asserire di non aver alcun ricordo dell’omicidio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Albert non voleva che la compagna continuasse a prostituirsi, perciò, dopo che la vittima ebbe congedato il suo ultimo cliente, entrò nella stanza, la uccise e appiccò un incendio doloso per coprire il misfatto. Choate non fu d’accordo e ribatté facendo notare alla giuria che non c’era alcun testimone oculare dell’omicidio. Le persone che avevano visto Albert uscire dall’edificio non erano in grado di stabilire con certezza le azioni del suo cliente. Le prove erano solo circostanziali.

Da lì, proseguì formulando due ipotesi. Nel primo caso Maria poteva essersi suicidata, ma la profondità del taglio rendeva tale scenario poco plausibile, quindi, se davvero era stato Albert, si trattava di un omicidio in stato di trance. Nella prima metà del XIX secolo gli studi sul sonnambulismo era ancora acerbi, ma Choate riuscì ugualmente a dimostrare che Albert aveva alle spalle già diversi episodi di sonnambulismo, talvolta, sfociati in piccole aggressioni ai danni dei familiari. A sostegno della tesi chiamò a testimoniare i cugini e i fratelli dell’imputato. Attraverso le loro parole la giuria fu messa di fronte all’evidenza che Albert aveva commesso l’omicidio mentre non era cosciente. Il verdetto di non colpevolezza fu emesso il 30 marzo del 1846.





2 commenti:

Cesare ha detto...

Forse anche Trump è sonnambulo quando dice certe cose.

v3l3nomortale ha detto...

Forse i suoi elettori l'hanno votato da sonnambuli.