Condanne di qua, condanne di là, indignazione degli indignati e, naturalmente, soprattutto dei non indignati di ieri, quelli che stavano alla finestra a guardare lo spettacolo. Calcolo sbalordito dei danni, delle offese, degli attacchi, delle cariche. Ricerca di eventuali mandanti degli incidenti di Roma, quando si sa che non esiste nessun mandante, che non ci sono dietrologie su cui appendersi, nè trame da ricercare ed a cui appellarsi per spiegare perchè. Il perchè sta nei fatti e nelle cose, sta in un mondo che riconosce sempre più soltanto chi sta dentro gli schemi, dentro il sistema, persino dentro la crisi, dentro il ricco che mangia il povero, il ricco sempre più ricco il povero sempre più povero. E, al massimo, s’indigna, prova a sfilare in corteo mescolando gioia e disperazione, folklore e rabbia misurata, quel tanto che basta per dire che Berlusconi ha rotto le balle, che le banche sono lo strapotere che condiziona tutto, che ci sarebbe un fottutissimo bisogno di equità. Tutto qua, urla, slogan, tamburi, facce sorridenti perchè il clichè di questo tempo impone atteggiamenti equilibrati, pur quando si è incazzati, quasi quasi da reality show. Poi arrivano quelli che sfasciano tutto, perchè non hanno più niente da salvare, perchè sono squatter torinesi, estremisti del nord-est, ribelli del napoletano, incazzati catanesi, gente che ha perso tutto o ha rinunciato ad inseguire qualsiasi cosa passi questo convento. Oh, certo, la violenza è deprecabile, per carità di Dio, ci mancherebbe, poi, che… Ma più sconcertante è la sorpresa puntuale, lo stupore istituzionale, l’indignazione di circostanza, i politici che condannano, che fanno la morale, che parlano di devastazioni intollerabili. Loro, che condannano, che fanno la morale, che parlano di devastazioni intollerabili…
Non c’è nessun mandante, nessuna dietrologia, ci sono migliaia di invisibili che vivono in questo paese, così come altrove del resto, e che la società ignora sistematicamente in quanto gente diversa, che va trascurata sin quando non fa danno, condannata, al limite, quando sfascia tutto, e poi di nuovo dimenticata. Non è un caso che le cronache raccontino di gruppi di black blocs composti anche da ultras del calcio, altra categoria di difficile interpretazione per il sistema, al punto che si sta cercando di annientarla, non di combatterne gli aspetti violenti. Roma deve fare meditare ancora una volta e, stavolta, anche di più, perchè la crisi in cui il sistema capitalistico ci ha infilati è destinato a durare sin quando chi guida il vapore lo riterrà utile a speculazioni, a cambiare equilibri locali e mondiali. Nel frattempo potrà accadere di tutto e se qualcuno pensa che la rabbia e la violenza di Roma siano episodi che basta condannare ed isolare, per evitare che si ripetano, cominci a fare i conti con l’esasperazione di migliaia di operai che stanno perdendo il lavoro per sempre, come quelli della Fincantieri di Sestri che tre sere fa hanno preso a calci nel sedere i giornalisti di Rete 4. Anche qui condanne, solidarietà, paroloni di giornalisti, soloni, esperti, imprenditori e sindacalisti del settore. Peccato che mentre gli operai aspettavano di raccontare in tv il loro dramma, si erano dovuti sorbire un’ora di ritornelli dei soliti politici di turno, di destra, di sinistra, di centro. Loro parlano, qua siamo all’orazione funebre e contiamo quanti sampietrini hanno divelto ieri i ribelli di Roma passeggiando tra le boutique alla moda della capitale, le concessionarie d’auto sportive, le agenzie di viaggio, le gioiellerie. Mentre tre quarti della popolazione aspetta di morire di fame passando il tempo dentro i centri commerciali. Ogni maledetto week end.
di Andrea Lodato
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento