E' il 23 maggio 2010 quando un toro di mezza tonnellata, di nome Opiparo squarcia la gola, con una delle sue corna, al matador spagnolo Julio Aparicio.
Il matador ha subito un'operazione d'urgenza di un'ora nel centro medico Las Ventas, prima di essere trasferito all'ospedale 12 ottobre di Madrid, dove i medici hanno eseguito una tracheotomia d'urgenza e hanno lavorato per ricostruire la mascella, la lingua e il palato in un intervento durato sei ore.
Julio Aparicio oggi sta bene.
Se guardando la foto partecipate al dolore del torero è umano; ma se pensate che i due duellanti siano sullo stesso piano, vi sbagliate.
Vi siete mai chiesti come viene preparato un toro alla corrida?
Quello che avviene al toro prima di entrare in arena, è un vero e proprio processo di tortura.
24 ore prima di entrare in arena il toro viene rinchiuso al buio affinchè al momento della liberazione la luce e le grida degli spettatori lo impauriscano e lo spingano a saltare le barriere per fuggire.
L’immagine che viene data al pubblico è quella del toro feroce che vuole attaccare, ma in realtà in natura il toro scapperebbe e basta.
Gli vengono scorticate le punte delle corna per renderle più sensibili al dolore. Per ore vengono lasciati attaccati al suo collo sacchi di arena pesante.
Il toro viene preso a calci nei testicoli e indotto ad avere diarrea mediante il discioglimento di solfati posti nell’acqua messa a sua disposizione.
Tutto questo lo porta ad essere debole e in completo disordine.
Nei suoi occhi viene immesso del grasso per rendere difficile la vista e nella bocca viene introdotta una sostanza che pizzica che gli impedisce di stare tranquillo.
Una parentesi sui cavalli dei “picadores”.
I cavalli dei “picadores” sono cavalli che non hanno alcun valore commerciale e che di solito muoiono dopo 3 o 4 corride al massimo perchè soggetti a varie patologie.
Durante la corrida gli viene messa una protezione ornamentale sul petto per non mostrare al pubblico le ferite o spesso le viscere esposte.
Se il torero nota che il toro ha nonostante tutto un certo vigore, ordina al picador di fare il suo lavoro, che consiste nel far sanguinare il toro per debilitarlo. Questo avviene scagliando una lancia nel petto del toro con lo scopo di far contrarre i muscoli.
Oltre ai muscoli vengono lesionati vasi sanguigni e nervi.
Tutto questo per permettere al torero di svolgere la funzione “artistica” che si suppone debba avere questo spettacolo.
Le Banderillas assicurano che l’emorragia continui.
Ci si assicura che siano poste nello stesso luogo già danneggiato attraverso ganci di metallo.
Il gancio si muove dentro la ferita tutte le volte che il toro si muove.
Alcune banderillas hanno un arpione di 8 cm, chiamato “di punizione” che viene usato se il toro avesse schivato la lancia del picador.
Le banderillas rendono le ferite interne più profonde che mai.
Di esse non c’è un numero minimo: ne vengono utilizzate a sufficienza per squarciare la pelle del toro.
La perdita di sangue e le ferite nella spina dorsale impediscono al toro di sollevare la testa in modo normale, e permettono al torero di avvicinarsi senza eccessivo pericolo.
Col toro già prossimo alla morte il torero si può permettere il lusso di compiere i suoi passi artistici, come quello di gonfiare il petto e di pavoneggiarsi mentre il pubblico insensibile al dramma dell'animale lo applaude.
Facile sentirsi virili e bravi confrontandosi con un toro.
L'atto finale prevede che il cuore del toro - confuso, esausto e ormai già moribondo - venga trapassato da una spada di 80 cm di lunghezza. Questa talvolta però non raggiunge il cuore ma può lacerargli i polmoni, la pleura o altro.
Se la spada invece del cuore taglia le grandi arterie il toro agonizza vomitando sangue ed è così che spesso i tori muoiono affogati nel loro stesso sangue.
Quando il toro non muore subito nell’invano tentativo di sopravvivere, cerca di non cadere e prova ad incamminarsi verso la porta da dove lo hanno fatto entrare, cercando una via di fuga a tanto maltrattamento e dolore.
In caso di resistenza del toro nonostante tutto, il matador deve quindi "discabellare" e cioè piantare il "verdugo", una spada con lama da 10 cm, tra la base del cranio e l'inizio della spina dorsale, nello stesso punto in cui il "puntillero" pianterà poi la sua "puntilla".
Il toro rimane così paralizzato senza poter, anche se volesse, fare il minimo movimento. Pertanto muore di asfissia a causa del sangue che sale alle narici attraverso bocca e naso. Il toro perde il controllo del suo corpo dal collo in giù, ma rimane cosciente di tutto l’orrore e di come verrà squartato fuori dall’arena.
Ora fa meno sensazione il corno che spunta dalla bocca di Julio, vero?

2 commenti:
Anch'io conosco molto bene le pratiche della corrida. In Camargue ho visto la tomba di Le Biou e di Baroncelli Javon, nella tenuta in cui si allevano tori da corrida e cavalli di Camargue. Dopo aver letto le "apologie" delle corride nei libri di Hemingway mi sono documentata a fondo e ho sempre parteggiato per il toro. Ovviamente non sono mai andata a vedere questo tipo di mattanza.
Io ho visto la corrida a Madrid. Non condivido assolutamente; ma lo spettacolo mi ha eccitato.
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