L'assassinio di Antonio Savorgnan
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dal feisbuc: Veneziani a Tavola
Crudele giovedì grasso!
“Historia della crudel zobia grassa et altri nefarii excessi et horrende calamità intervenute in la città di Udine et patria del Friuli del 1511”, Gregorio Amaseo, Venezia 1884.
La rivolta del Crudel Joibe Grasse (in friulano) o del Crudel Zioba Grasso (qui nel Veneto) fu una insurrezione contadina scoppiata nel 1511. I veneziani occupavano da cento anni la “Patrie dal Friûl” (cioè la Patria del Friuli, il Patriarcato di Aquileia), ma il governo della Serenissima non aveva mai considerato quelle terre importanti come gli altri domini di terra, il solo interesse sul Friuli era di creare una zona “cuscinetto” per tenere quanto più distanti da Venezia le armate turche e imperiali. I pesanti privilegi del clero e della nobiltà locali, insieme alla mancanza di provvedimenti veneziani per migliorare la condizione della popolazione, portarono al malcontento. Così scoppiarono i primi tumulti, all’inizio con episodi sporadici e poco organizzati. Poi, la potente famiglia dei Savorgnan (della nobiltà udinese, fino allora dichiaratamente filoveneziana) si mise a capo dei rivoltosi per cavalcare il malcontento e inasprire il conflitto sociale, allo scopo di approfittare della situazione per trarne vantaggi personali. Il giorno di giovedì grasso (27 febbraio 1511) Antonio Savorgnan, aizzò la popolazione in armi al saccheggio delle dimore cittadine di tutta la nobiltà udinese: molti membri furono trucidati, i loro cadaveri furono spogliati e i rivoltosi indossarono gli abiti dei nobili inscenando una macabra mascherata di Carnevale. Il piano dei Savorgnan pareva aver funzionato: avevano addossato la responsabilità al popolo, restando ufficialmente estranei alle sommosse e avevano eliminato fisicamente gran parte dei nobili loro avversari politici. Ma la scia di violenze si diffuse ai territori limitrofi e poi a tutta la regione. Ormai fuori dal controllo dei Savorgnan, i contadini partivano dai villaggi armati come per andare in battaglia e assediavano i castelli della nobiltà. Così la fortuna dei Savorgnan cominciò a venire meno. Nello stesso anno, un terremoto devastò Udine causando migliaia di vittime e gli stessi territori furono flagellati dalla peste: eventi tragici che vennero interpretati come il segno del giudizio divino… e i tumulti si attenuarono fino a terminare.
Il governo di Venezia istituì un tribunale speciale che condannò a morte i maggiori esponenti della rivolta, senza però colpire il vero artefice Antonio Savorgnan che venne assassinato per vendetta da alcuni nobili. Venezia confiscò i suoi beni e distrusse il palazzo Savorgnan di Udine lasciando i ruderi come monito in quella che venne poi chiamata Place de Ruvine, in friulano "Piazza della Rovina".
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