Collezionavo autolesioni fotografate. Come emorragie incompiute. Stringevo le carni morbide con elastici dal piccolo diametro. Poi scattavo. Emostatica situazione cercata. Che lasciava segni simili a frustate avvolgenti. Mi regalavo passivamente alle prove cercando differenze tra il soffrire fisico e l’altro soffrire. Il primo lasciava visibili tracce. Il secondo irrigidite espressioni.
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