Maestro di Griselda - Artemisia (1498)
Museo Poldi Pezzoli, Milano, Italia
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La tavola raffigura un’eroina dell’antichità, Artemisia, vissuta nel IV secolo a.C. in Anatolia. Secondo Valerio Massimo e Aulo Gellio, la donna aveva sposato il fratello Mausolo, satrapo della Caria. Rimasta vedova, aveva dedicato la sua vita a celebrare la memoria del marito, facendo erigere in suo onore una tomba monumentale, il celebre Mausoleo di Alicarnasso (l’attuale Bodrum in Turchia), una delle sette meraviglie del mondo antico. Secondo la leggenda, inoltre, Artemisia avrebbe bevuto le ceneri di Mausolo per diventare lei stessa la sua tomba vivente.
L’elegante figura di Artemisia domina la scena e la raffinatezza del dipinto è evidente nel movimento del velo trasparente e nella grazia della mano che tiene la coppa. Sullo sfondo, a destra Artemisia si prepara a bere le ceneri del marito, mescolate alle sue lacrime; a sinistra, sovrintende alla costruzione del Mausoleo.
Inserita in una fastosa cornice ottocentesca di stile neogotico, la tavola faceva parte di una serie di dipinti di simile formato, che raffiguravano donne e uomini dell’antichità, celebri per le loro virtù. Sono in tutto otto tavole, di cui quattro con personaggi femminili e quattro con personaggi maschili. È probabile che il ciclo fosse destinato in origine a decorare una stanza di una dimora privata, e che la sua esecuzione sia avvenuta in occasione di un matrimonio, dato che alcuni dipinti, come questo, celebrano l’amore e la fedeltà coniugali. L’opera, databile tra il 1490 e il 1500, è attribuita al Maestro di Griselda, un raffinato e ancora anonimo pittore attivo a Siena alla fine del Quattrocento.
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