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giovedì 30 gennaio 2014

Gabriele D'Annunzio


Gabriele D'Annunzio - Notturno

Il mio compagno è morto, è sepolto, è disciolto.

Io sono vivo, ma esattamente collocato nel mio buio com’egli nel suo.
Respiro ma sento che il mio respiro passa per le labbra violacee com’erano le sue nelle prime ore, dischiude una bocca divenuta quasi insensibile, indurita dal sapore metallico dell’iodio che circola nel mio corpo.
Gli somiglio anche nella ferita: rivedo la falda di cotone che copriva la sua orbita destra spezzata dall’urto.
Così la sua morte e la mia vita sono una medesima cosa.


Il Notturno è un'opera in prosa lirica di Gabriele D'Annunzio, costituita da una raccolta di meditazioni e ricordi.
L'opera fu realizzata a Civitavecchia nel 1916 mentre il poeta e prosatore era fermo immobile e temporaneamente cieco per via di un terribile incidente aereo. D'Annunzio la scrisse utilizzando circa diecimila strisce di carta o cartigli su ciascuna delle quali era vergata una sola riga di testo. Il materiale così redatto fu poi messo in ordine dalla figlia del poeta, la quale lo aiutava al capezzale.
La prima edizione del libro, considerato un vero capolavoro, seppure particolarmente differente dallo standard del poeta, in genere ottimista e pieno di desiderio di autoaffermazione, fu pubblicato per la prima volta da Treves nel 1916, quando, tuttavia, ancora non aveva ricevuto l'ultima mano dall'autore. L'edizione definitiva, sotto il diretto controllo di D'Annunzio, apparve, invece, nel 1921.
La particolarità del Notturno all'interno della produzione dannunziana sta soprattutto nella sua carica riflessiva e meditativa, che supera, perlomeno per un breve tempo, la tensione superomistica del poeta, tutto intriso dall'esperienza del dolore (la perdita dell'amico che pilotava l'aereo, ma anche quella della madre). Secondo la critica, dunque, il Notturno assume una particolare importanza in quanto sembra essere occasione di un triste bilancio da parte del poeta sulla sua stessa vita.


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