Nella scena finale Ben Gazzara recita:
Il sole ha in pugno la pietà,
ma è una torcia tenuta troppo in alto.
E mentre i jet sfrecciano attraverso il suo occhio
E i razzi saltano come rospi
La pace non è più
Per qualche ragione preziosa
La follia serpeggia in noi come petalo di giglio sull’acqua impazzita senza sosta.
I pittori dipingono, intingono i loro rossi e verdi e gialli.
I poeti mettono in rima la loro solitudine.
I musicisti muoiono di fame.
I romanzieri sbagliano mira.
Ma non il pellicano nè il gabbiano.
I pellicani si tuffano in picchiata.
Si alzano agitando nei becchi pesci radioattivi, shockati, mezzi morti.
L’alba è sempre rosa e arancione.
I fiori si aprono la mattina come sempre ma coperti dalla polvere sottile del cherosene e da funghi, funghi velenosi.
E in un milione di stanze gli amanti giacciono intrecciati perduti e malati come la pace.
Non possiamo svegliarci.
Dobbiamo noi per sempre amici cari, morire nel sonno.
Nessun commento:
Posta un commento