Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

mercoledì 28 aprile 2010

Jorge Luis Borges


Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finto".
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Borges ammette ciò che tutti gli idealisti ammettono, il carattere allucinatorio del mondo, ma l'uso che Borges fa dei paradossi è paradossale esso stesso. In essi un sogno così ben sognato da sembrare realtà si tradisce e, come letto nello scritto precedente, ci permette di svelarne la finzione.
Una tale posizione è sorprendente non tanto per il suo contenuto filosofico, quanto per il suo contesto geografico: essa si situa infatti in una linea di pensiero orientale. Pensiamo, ad esempio, al cantonese Huineng, sesto patriarca del Buddismo Zen: la sua via per l'eliminazione dell'io e della realtà passava appunto attraverso i paradossi. Oppure alla scuola Rinzai, una della due principali dello Zen giapponese, che a tutt'oggi usa il paradosso nella forma del kōan per raggiungere il risveglio, o satori.
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