Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

domenica 14 dicembre 2014

Keith Moon [batterista, 1946 - 1978]


Keith Moon - Who Are You (isolated drum track)
Keith Moon distrugge la sua batteria alla fine di un concerto.

Le esibizioni dal vivo degli Who culminavano in scoppi di violenza incontrollata in cui la band distruggeva letteralmente il proprio equipaggiamento sul palco.

Sicuramente quello che si divertiva di più, in questo momento di "arte autodistruttiva" - come loro stessi l'avevano definito - era Keith Moon il batterista della band.

Keith Moon è stato un tipo singolare nel già strambo mondo del rock degli anni '70 e non a caso il suo stile di vita gli valse i sopranomi di: "Moon the Loon" ("Moon il lunatico") e "Mad Moon" ("Moon il pazzo").

Ma giudicate voi stessi. 
Una volta invitato in TV per esibirsi in un assolo di batteria, Keith riempì la sua grancassa di acqua e un gran numero di pesci rossi, presentandosi poi in palcoscenico vestito da gatto (vedi video ).





Un'altra volta - nel corso di un programma televisivo nel '67 - Keith nascose dell'esplosivo in una delle grancasse della sua batteria. Durante il finale di My Generation, scalciò via la grancassa innescando la carica. L'intensità dell'esplosione bruciacchiò i capelli di Pete Townshend e causò il ferimento dello stesso Moon al quale si conficcò nel braccio un frammento dei piatti.

Keith amava, inoltre, devastare le camere degli hotel, le abitazioni degli amici e spesso anche casa sua, gettando la mobilia fuori dalle finestre, facendo esplodere i bagni, ed incendiando gli edifici. 
È stato calcolato che i danni da lui provocati in carriera ammontano circa a 500,000 $.

Una volta, mentre era in limousine sulla strada per l'aeroporto, Keith insistette di voler tornare indietro all'hotel, affermando: «Mi sono dimenticato una cosa. Dobbiamo tornare indietro!». Quando l'auto raggiunse l'hotel, tornò nella sua stanza, prese il televisore, e lo gettò fuori dalla finestra direttamente nella piscina sottostante, quindi risalì in macchina dicendo: «Quasi me ne dimenticavo».

Nel 1967, Moon compì l'atto distruttivo forse più celebre della sua vita nell'Hotel Holiday Inn di Flint, nel Michigan. 
Dopo lo show che la band tenne in zona, era previsto un party per celebrare il suo 21º compleanno. Già abbondantemente "flippato", Keith iniziò la festa gettando un candelotto di dinamite nella tazza del gabinetto della sua stanza facendolo esplodere in mille pezzi. 
Dopo aver distrutto il bagno, Moon salì a bordo di una Cadillac e la guidò pazzamente nei giardini dell'hotel finchè non finì dentro la piscina. 

La direzione dell'Holiday Inn aveva in precedenza già tollerato i comportamenti eccessivi di Moon dato che i danni erano stati sempre pagati. Tuttavia, dopo l'incidente della festa al Flint, la compagnia bandì a vita sia Moon che il resto dei The Who da tutti i loro alberghi.

In realtà il comportamento diciamo così... eccentrico di Keith fece bandire la band da numerose altre catene di hotel in tutto il mondo, quali gli Sheraton, gli Hilton Hotels, e il Waldorf Astoria.


Dobbiamo però tornare al gennaio del '70 per capire - almeno in parte - cosa fece uscire di melone in nostro amico Keith.
In seguito a un incidente d'auto fuori dal pub "Red Lion" di Hatfield, Hertfordshire, Keith rimase coinvolto in una accesa discussione (che sfiorò la rissa) con un gruppo di skinhead. Anche il padrone del pub venne coinvolto nel marasma e evidentemente infuriato per qualche motivo imprecisato iniziò a colpire con una mazza la Bentley di Moon. Keith, ubriaco perso, salì in auto e partì in tromba per sfuggire al gruppetto inferocito, ma durante la manovra, investì uccidendolo il suo amico autista, e guardia del corpo, Neil Boland. 
Dopo un'indagine da parte della polizia locale, il coroner giudicò accidentale la morte di Boland e Keith venne assolto con formula piena dall'accusa di omicidio colposo. 
La figlia di Boland, investigando sulla morte del padre, arrivò alla conclusione che Moon addirittura non era alla guida del veicolo quando la disgrazia ebbe luogo. 
Tuttavia Keith si sentì in colpa per la morte di Boland per il resto della sua vita. Secondo la sua fidanzata di allora per tre anni Keith ebbe incubi sull'accaduto, svegliandosi nel cuore della notte urlando.

La dipendenza da alcool e droga e l'episodio sopra citato contribuirono sicuramente alla progressiva deriva che prese la sua vita. 


Nel corso del Quadrophenia Tour del '73, durante un concerto in California, Keith ingerì una grossa quantità di tranquillanti mischiati a brandy, collassò sul palco e svenne sulla sua batteria. La band smise di suonare e portarono Moon nel backstage. Dopo una doccia fredda e una dose di cortisone, ritornò in scena dopo circa mezz'ora. Tuttavia, Moon svenne nuovamente e fu definitivamente trasportato via. 
In quella occasione la band continuò lo show senza di lui ancora per qualche canzone. Infine, Pete chiese al pubblico: «Qualcuno sa suonare la batteria? – Voglio dire "per davvero"». Un batterista locale, Scot Halpin, rispose alla chiamata, salì sul palco, e suonò la batteria per il resto del concerto!!!

Grazie ai suoi comportamenti "singolari", Keith divenne uno dei batteristi più celebri della sua generazione, ricevendo sempre maggiori attenzioni da parte della stampa scandalistica. Il suo talento era tuttavia indiscutibile tanto è vero che nel 2011 venne classificato secondo nella classifica dei migliori batteristi di tutti i tempi redatta dai lettori della rivista Rolling Stone. 

E arriviamo così alla tragica morte di Keith che risale al 7 settembre 1978. 
Dopo aver trascorso la serata con Paul McCartney e sua moglie Linda, Keith ritornò a casa con la sua fidanzata, Annette Walter-Lax, e prese 32 pastiglie di clometiazolo prescritte nella sua terapia contro la tossicodipendenza [anche solo 6 sarebbero state fatali]. 
Iniziò a vedere a letto il film L'abominevole dottor Phibes, chiese ad Annette di cucinargli una bistecca e delle uova e poco dopo morì nel sonno quella stessa notte, all’età di trentadue anni.





P.S.: Se avete visto il film di Frank Zappa 200 Motels, la suora terrorizzata dall'idea di poter morire per overdose era lui.



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