Queste le disposizioni testamentarie di Giuseppe Verdi: "Ordino che i miei funerali siano modestissimi e si facciano allo spuntar del giorno o all’Ave Maria, di sera, senza canti e suoni. Basteranno due preti, due candele e una croce. Si dispenseranno ai poveri di Sant’Agata lire mille il giorno dopo la mia morte. Non voglio alcuna partecipazione alla mia morte con le solite forme."
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Il Maestro spirò il 27 gennaio 1901, alle 2,50 di notte, dopo 6 giorni di agonia in conseguenza di un ictus, nella stanza n. 105 del Grand Hotel et de Milan, che aveva scelto come sua residenza milanese, per la sua posizione strategica in via Manzoni, nei pressi del teatro La Scala.
Per far capire quanto la città di Milano e i suoi cittadini fossero affezionati a Verdi, basti dire che le strade intorno all'albergo, quando il maestro era impegnato, venivano cosparse di paglia, per non disturbarlo con il rumore degli zoccoli e delle carrozze e permettergli di riposare.
Ma torniamo al funerale o meglio ai funerali.Il funerale che - secondo i desideri di Verdi - avrebbe dovuto svolgersi in forma privata, una mattina presto, lontano da occhi indiscreti andò in realtà diversamente. Da ogni parte di Milano sin dalle prime luci dell'alba la folla accorse a salutare il grande compositore.
Questa la descrizione del Corriere della Sera:
"Il corteo percorse via Manzoni, piazza Cavour, via Manin, i bastioni di Porta Nuova, quelli di Porta Garibaldi fino al viale del cimitero Monumentale. Lo spettacolo che presentavano i bastioni, in qualche punto sollevati sulla via incassata fra essi, non si descrive. Soltanto sui bastioni attendevano da due ore decine di migliaia di persone. E il carro passava lentamente, avvolto nella nebbia mattinale, assumendo co’ suoi pennacchi e le gale un aspetto fantastico; e dietro camminavano urtandosi, sospingendosi altre decine di migliaia di uomini e di donne."
Un "secondo funerale" avvenne un mese dopo, quando il corpo fu spostato nella cripta della Casa di Riposo per Musicisti fondata dallo stesso Verdi. In quell'occasione grande fu la partecipazione popolare: oltre 300.000 persone si unirono al corteo, guidato in testa da un coro di 820 voci dirette dal Maestro Arturo Toscanini che intonavano il "Va pensiero". Il corteo era così imponente che impiegò 11 ore per raggiungere il palazzo in Piazza Buonarroti.
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