E pur si muove! (o anche: Eppur si muove!), è una frase celebre della lingua italiana.
La frase, che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione al termine dell'abiura dell'eliocentrismo, in realtà è stata inventata dal giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda in maniera anticattolica, per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757, Italian Library.
A "muoversi", naturalmente, è la Terra, secondo quella teoria copernicana che Galilei aveva cercato di verificare sperimentalmente e che aveva difeso nel Dialogo sopra i Massimi Sistemi. Inventando l'aneddoto, Baretti voleva probabilmente difendere la dignità dello scienziato italiano, pure costretto dalla ragione e dalla fede all'atto di abiura. Infatti, mentre da una parte le teorie eliocentriche che egli aveva insegnato come vere erano in realtà solo ipotesi matematiche, e lo portarono perciò all'abiura, dall'altra parte l'apparato di teorie e osservazioni suggerivano a Galileo la veridicità delle teorie, che infatti successivamente sarebbero state dimostrate scientificamente. In sostanza l'abiura fu compiuta da Galileo senza costrizione (la tortura era infatti vietata per le persone sopra i 65 anni), ma non senza un certo rammarico.
La frase viene ancora usata, nel lessico giornalistico e colloquiale, per esprimere un dubbio che resiste a tutte le rassicurazioni (o le intimidazioni) fornite dall'interlocutore.
La frase, che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione al termine dell'abiura dell'eliocentrismo, in realtà è stata inventata dal giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda in maniera anticattolica, per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757, Italian Library.
A "muoversi", naturalmente, è la Terra, secondo quella teoria copernicana che Galilei aveva cercato di verificare sperimentalmente e che aveva difeso nel Dialogo sopra i Massimi Sistemi. Inventando l'aneddoto, Baretti voleva probabilmente difendere la dignità dello scienziato italiano, pure costretto dalla ragione e dalla fede all'atto di abiura. Infatti, mentre da una parte le teorie eliocentriche che egli aveva insegnato come vere erano in realtà solo ipotesi matematiche, e lo portarono perciò all'abiura, dall'altra parte l'apparato di teorie e osservazioni suggerivano a Galileo la veridicità delle teorie, che infatti successivamente sarebbero state dimostrate scientificamente. In sostanza l'abiura fu compiuta da Galileo senza costrizione (la tortura era infatti vietata per le persone sopra i 65 anni), ma non senza un certo rammarico.
La frase viene ancora usata, nel lessico giornalistico e colloquiale, per esprimere un dubbio che resiste a tutte le rassicurazioni (o le intimidazioni) fornite dall'interlocutore.
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