Non riesco a smettere di pensare alle parole infami, abiette, schifose e inumane usate ieri dal Foglio in un “articolo” indecente su Hind Rajab e sul film a lei dedicato. È vomitevole essere arrivati a questi livelli.
Io non riesco a parlare di questa storia. Non mi riesce. Per questo vi riporto il racconto puntuale e accorato di Sara Lucaroni. Leggetelo bene: è questa la realtà a Gaza. È questo l’inferno quotidiano a cui ci stiamo (vi state) abituando.
“Hind Rajab, sei anni, è a bordo di una Kia Picanto nera insieme ad altri cinque familiari. È la mattina del 29 gennaio 2024, stanno andando via, dopo l’ennesimo ordine di evacuazione dal nord di Gaza, da casa loro.
L’auto non fa 400 metri che viene colpita dagli occupanti israeliani. Ci sono 4 carri armati. Muoiono tutti tranne lei e la cugina, Layan, 15 anni, che alle 13 chiama uno zio e gli spiega che sono in auto sole e sotto attacco. Un’ora e mezzo dopo la ragazza contatta anche la Mezzaluna Rossa: “Ci stanno sparando, il carro armato è di fianco a me”, ma una raffica, 64 colpi in 6 secondi, interrompe la comunicazione. Ora Hind è sola.
La Mezzaluna richiama quel numero, dalla sala operativa di Ramallah, una conversazione lunga tre ore con la piccola, per tentare di portarla via da lì: “Ho paura del buio", dice più volte agli operatori. Parte il coordinamento con l’esercito israeliano per inviare un’ambulanza attraverso una via sicura, come vuole la prassi. Solo nel tardo pomeriggio arrivano autorizzazione e mappa e un mezzo con a bordo due paramedici, Yousef Zeino e Ahmed al Madhoun, alle 17.40 parte subito da un’ospedale a soli tre chilometri dall’auto assediata.
Poco dopo le 18 la comunicazione con Hind si interrompe improvvisamente.
Il 10 febbraio l’auto con i corpi viene raggiunta perché l’operazione israeliana in zona è finita. Hind e Layan sono sul sedile posteriore. L’auto è stata crivellata con 355 colpi. A 50 metri c’è l’ambulanza che la stava raggiungendo, i corpi dei due paramedici a bordo sono carbonizzati.
Il responsabile è indicato nel tenente colonnello Beni Aharon, all’epoca comandante della 401ª brigata corazzata dell’esercito israeliano. Le scuse accampate da tel Aviv sono state smentite dalle inchieste giornalistiche con prove schiaccianti.
Un carro armato era tra i 13 e i 23 metri di distanza dall’auto. Chi sparava aveva una visuale perfetta degli occupanti dell’auto e poi delle due bambine.
Ora, pensate per un istante alla paura ma anche alla lucidità vissuti in quelle lunghe ore da Hind al telefono: è sola, i familiari morti accanto a lei, fuori i carri armati, senza via di scampo. E la rabbia e la frustrazione di chi stava al telefono per tranquillizzarla.
La registrazione originale della voce di Hind è il cuore del film “The Voice of Hind Rajab, della regista tunisina Kaouther Ben Hania. 24 minuti di applausi dopo la protezione. La Mostra del Cinema di Venezia ospita ancora l’arte come mezzo dirompente e potentissimo che racconta la realtà, che ci mette di fronte al niente che siamo quando come umanità scegliamo l’indifferenza e il male, ciò che polverizza e inabissa la scintilla divina che possediamo.
Sono ridicole le polemiche di chi dice che quella registrazione non andava usata nel film, che andava doppiata. E inutili e dimenticabili sono quegli artisti che dall’alto della loro notorietà e coi mezzi che possiedono, non denunciano, criticano, si espongono, fanno, con la scusa meschina che devono campare. Vale anche per tutti noi”.
Condivido tutto. Tutto. Tutto.
Anche io


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