Raffaello - Madonna Sistina (1513-14)
Olio su tela - 265 x 196 cm - Gemäldegalerie, Dresda
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In un classico di fine Settecento, Effusioni del cuore di un monaco amante dell'arte ("Herzensergießungen eines kunstliebenden Klosterbruders"), pubblicato nel 1796, un celebre capitolo è dedicato a una presunta visione di Raffaello, al quale la Vergine, mostrandosi nelle sue vere fattezze, avrebbe consentito di ritrarla nel celebre dipinto detto la Madonna Sistina.
Succede che ad un certo punto nella storia di questo dipinto Leonid Volynskij, ufficiale dell’esercito sovietico (pseudonimo del pittore Leonid Rabinovich), viene incaricato da Stalin di trovare ad ogni costo la Madonna Sistina di Raffaello. Volynskij interroga decine di testimoni, sguinzaglia i suoi uomini in tutte le direzioni, fino a quando non trova il tesoro, che viene portato in gran segreto a Mosca. Nella capitale sovietica il quadro viene sottoposto ad un accurato restauro che dura 10 anni ad opera dei migliori maestri dell’epoca. Nascosta nei sotterranei del museo Puškin, per un lungo periodo i russi negano di averla sottratta alla Germania. E' solo nel '55, per celebrare il patto di Varsavia che Mosca decide di rivelare il possesso del dipinto e di restituirlo a Dresda. Ma prima lo espone nelle sale del Puškin. E lì avviene una cosa straordinaria. Dal 2 maggio al 20 agosto la Madonna viene visitata da oltre un milione e duecentomila persone, costringendo il museo a tenere aperte le sale dalle 7 del mattino alle 11 di sera per consentire l’enorme afflusso di visitatori.
Nell'opera, una tenda verde si apre su un paesaggio composto da nubi. A piedi nudi, la Vergine Maria avanza verso lo spettatore, portando in braccio un Gesù Bambino con lo sguardo piuttosto terrorizzato.
A fianco di Maria, inginocchiati, Papa Sisto (da qui Sistina) e Santa Barbara. Papa Sisto indica a Gesù un punto indistinto davanti a lui. Secondo alcuni critici, stante la posizione del dipinto, Papa Sisto indica il crocifisso che era posto sull’altare maggiore della chiesa. Ecco perché lo sguardo terrorizzato del Bambino, che vede davanti a sé la raffigurazione della propria passione e della propria morte. Indimenticabili i due angioletti alla base del dipinto, la cui notorietà mediatica è forse superiore all’opera nel suo complesso.
Dostoevskij assolutamente incantato dall'opera la menzionò nei Demoni, dove Stepan Trofimovitch è incapace di spiegare la profondità che vede nel dipinto, ma anche in Delitto e castigo e ne L'Adolescente.
A Vasilij Grossman ispirò il racconto della Madonna di Treblinka.
da: ilmiogiornal wikipedia






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