Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

martedì 11 maggio 2010

Danza di fate


Danza di fate, l'avrebbe chiamato così: Danza di fate.
L'immagine del quadro si andava via via formando nella sua mente. Il soggetto soprannaturale e enigmatico sarebbe stato reso in tutti i minuscoli dettagli con dovizia di particolari. Avrebbe messo il gruppo di fate al centro della spiaggia, leggermente spostato sulla sinistra. Avrebbero danzato in punta di piedi, leggere, eteree, le braccia slanciate in alto ad aggraziare il movimento. I morbidi veli mossi da un alito di vento avrebbero fluttuato tutto intorno con un placido sciabordio di onde sullo sfondo. Un altro gruppo di fate e folletti, volando, avrebbe avvolto la parte di quadro in alto a destra. Lo vedeva chiaramente e quasi sentiva una musica di campanellini che in sottofondo accompagnava l'irreale movimento dell'insieme. Toni tenui e caldi, molto chiari, avrebbero avvolto la scena. Il cielo, se pure un pò tenebroso, avrebbe contribuito al pathos, intimo e misterioso dell'ambientazione. Piccoli gnomi e libellule multicolori, sapientemente sistemati in primo piano, avrebbero accompagnato l'aggraziato danzare delle fate.
Gli occhi persi in questo sognare sorridevano sereni, il viso rilassato in un espressione soddisfatta.
Allungò istintivamente la mano in alto come per mimare il movimento delle prime pennellate e fu allora che lo vide... il moncone.
Il moncone si stagliava sullo sfondo della parete della stanza, la mano non c'era più, la mano destra, la sua... mano.
Poi ricordò...
Era stato lui stesso a mozzarla di netto. Gli tornò alla mente e negli occhi l'immagine dell'ascia che calava all'altezza dell'avambraccio, il sangue che schizzava copioso e le dita della mano per terra che continuavano ancora a muoversi.
Tremando si alzò in piedi e dopo un attimo di esitazione, si scagliò violentemente contro il muro... l'urto, che sarebbe stato terribile, fu attudito, come previsto, dalla soffice imbottitura destinata allo scopo.
In ginocchio per terra, piegato su se stesso, lanciò un urlo straziante che lacerò il silenzio della stanza e dell'istituto tutto.
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